Cinque persone indagate e beni sequestrati per 900mila euro è il bilancio di un’indagine condotta dalla Guardia di finanza di Trento, con perquisizioni e ricerche estese in Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia.
Come da fonti vicine alla vicenda, le misure cautelari e i sequestri hanno avuto luogo in diverse province lombarde, come Milano, Monza Brianza, Cremona, Lecco, Mantova, Pavia, quindi a Trento, Treviso, Vicenza, ed anche in Belgio.
Le indagini hanno avuto inizio nel 2024, ed hanno permesso di smantellare un sistema fraudolento nel settore del finto mining di criptovalute denominato “Hashburst”.
In pratica, le persone coinvolte nelle indagini, che si spacciavano per esperti informatici, proponevano investimenti ingannevoli, basando le loro offerte, millantate per vantaggiose, sull’IA nella gestione delle criptovalute.
A fronte di investimenti iniziali, compresi tra 4mila e 30mila euro, ai clienti dell’offerta, le vittime del raggiro, erano promessi guadagni irrealistici stimati tra 0,8 e 1 Bitcoin mensili o annuali, che sarebbero dovuti derivare dall’estrazione di note valute digitali come Bitcoin, Ethereum, Dogecoin e Litecoin. Niente di più fasullo.
I clienti erano “accontentati” di tanto in tanto con dei versamenti minimi, per non destare sospetto.


















