L’industria del consumo può portare ad un’alimentazione scorretta. Se ne è parlato un paio di sere fa a San Vittore Olona, nel corso di un incontro con Andrea Fossati, biologo e nutrizionista, in occasione della corsa podistica “Cinque Mulini World Cross Country – 2025”, 93esima edizione, organizzata dall’Unione Sportiva San Vittore Olona 1906, per rendere più consapevoli delle proprie scelte nutrizionali.
Come introdotto dalla volontaria dell’US, Maura Alessia Pera, questo è il secondo anno in cui si tiene un evento legato alla sostenibilità e all’alimentazione, in relazione con la storica manifestazione sportiva.
“Ciò che mangiamo impatta sia sull’ambiente, sia sul proprio stile di vita e salute”, ha detto Fossati, che ha parlato di sostenibilità, del valore dello sport, e dell’ambiente.
Solitamente la piramide dei bisogni alimentari è opposta a quella della sostenibilità, ma con qualche accorgimento è possibile coniugare le due variabili. Prima di tutto è necessario capire qual è il buon alimento per gli esseri umani che, in quanto onnivori, sono soggetti sia alle limitazioni dei carnivori, sia degli erbivori. Ogni alimento può nuocere alla salute, soprattutto se consumato in eccesso.
E l’eccesso nell’alimentazione è uno dei punti più importanti: nell’era dell’abbondanza è facile sbagliare.
Il punto è evitare il troppo, poiché poco di tutto fa bene. Le tribù più longeve, come gli Hunza del Pakistan, mangiano “poco” (ovvero soltanto il giusto) e a questa abitudine aggiungono il poco stress, una vita poco “di corsa” e tanta attività fisica.
Per quanto sia importante mangiare prodotti freschi e di qualità, l’evoluzione dei metodi per produrre gli alimenti ha reso il cibo meno salutare rispetto a quello a disposizione delle generazioni precedenti.
La tendenza è pensare che il cibo biologico sia quello più sano, ma in realtà biologico non vuol dire naturale (il cibo degli Hunza), ed è pertanto da considerarsi una scelta etica, non salutare. Anzi, a livello salutare mangiare biologico può essere più rischioso, poiché i prodotti freschi devono essere consumati prima per evitare la formazione di muffe.
Rimane comunque più rispettoso della vita degli animali, anche se dal punto di vista nutrizionale non differisce dal cibo non biologico.
Mediamente in Italia si buttano via, a testa, 130 chili di cibo ogni anno. Inoltre, mangiare più di ciò che è il fabbisogno porta l’organismo a scartare l’eccesso, che pertanto può considerarsi sprecato.
Come è stato spiegato nel corso della serata, l’ideale sarebbe mangiare il giusto, e cercare di mangiare i cibi più adatti alla biologia dell’essere umano. Ad esempio, la fonte proteica migliore per le persone sono le uova, seguite da latte e latticini. Per quanto riguarda invece le fibre, ottimo è mangiare tante verdure, dato che ogni giorno servono 30 grammi di fibre, ed e assumerle tramite i carboidrati può non essere sufficiente.
Non resta che parlare dei grassi che, bisogna sottolineare, sono indispensabili alla termoregolazione, agli ormoni e al corretto funzionamento delle cellule. Sono preferibili grassi non saturi, soprattutto se a catena lunga, come quelli che si trovano nel pesce azzurro. Contiene, infatti, molto omega-3, ha un ciclo di vita breve (e questo gli permette di avere livelli bassi di mercurio), e si riproduce velocemente, evitando il rischio di estinzione che accomuna altri pesci.
L’allevamento di carne rossa è quello più impattante per l’ambiente, seguito poi dalla carne di maiale e sempre meno dalla carne bianca.
Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, il focus della conferenza è stato sull’impronta idrica, poiché la “Cinque Mulini” nasce sul fiume, e il valore dell’acqua è prioritario.
Gli alimenti che sprecano meno acqua in assoluto sono la frutta e verdura di stagione, poiché invece che versarla artificialmente è presa dalle piogge.



















