domenica, 11 Ottobre 2026
domenica, 11 Ottobre 2026

Dalla Milano Fashion Week… il nero domina le nuove collezioni. Meno spazio all’ottimismo?

(Foto di Vlad Bitte - Pixabay)

Milano Fashion Week: sulle passerelle è andata in scena una primavera-estate che della bella stagione, almeno nell’immaginario cromatico, conserva ben poco. Il nero occupa una parte dominante delle collezioni mentre bianco e beige costruiscono gran parte del resto della tavolozza e il grigio torna con insistenza.
I colori più vivi e luminosi rimangono confinati a presenze minori.
A questo si aggiungono pelle, trasparenze, lingerie portata allo scoperto, gonne più asciutte e persino materiali che appartengono tradizionalmente ai mesi freddi.

Il risultato non è una semplice questione di gusto, è il ritratto di una moda che sta lavorando all’interno un clima sociale nel quale l’ottimismo ha sempre meno spazio.
La stagione calda, nelle collezioni presentate a Milano, non è costruita attraverso il colore.
Il nero entra nell’abito da giorno, nella sartoria, nelle gonne, nei capi aderenti, nella pelle e nei look più scoperti.
Il bianco viene utilizzato come alternativa altrettanto netta, mentre beige e grigi ampliano una gamma cromatica che rimane prevalentemente neutra.
Le tonalità più intense compaiono, ma non riescono a modificare l’impressione generale.
Non è un dettaglio secondario.

Il colore è uno degli strumenti attraverso cui la moda definisce immediatamente l’immagine di una stagione e, questa volta, la scelta prevalente va nella direzione opposta rispetto all’idea tradizionale della primavera come momento di rinascita cromatica.
Non significa che le passerelle abbiano deciso di rappresentare letteralmente la crisi globale, né che esista un rapporto automatico fra un abito nero e ciò che accade nella società.
Ma inevitabilmente il linguaggio estetico della prossima stagione nasce in un periodo nel quale la moda è alle prese con una realtà molto meno rassicurante di quella che per anni ha alimentato il racconto del lusso.

L’industria sta affrontando una fase difficile, con consumi più prudenti e una crescita del settore che ha perso la velocità degli anni precedenti.
Inoltre guerre, instabilità politica, tensioni economiche e un cambiamento tecnologico rapidissimo stanno modificando anche il modo in cui le persone lavorano, acquistano e comunicano.
Non sono certo le passerelle a fornire prova di queste trasformazioni, ma sarebbe ingenuo pensare che la moda possa produrre le proprie immagini completamente avulsa al contesto nel quale vengono concepite.
La risposta milanese è però un po’ più complessa e, proprio per questo interessante.

E accanto alla severità cromatica arriva una forte esposizione del corpo.
Le gonne tornano a occupare spazio, spesso con linee dritte e lunghezze intermedie, il reggiseno viene utilizzato come capo d’abbigliamento con trasparenze che lasciano scoperta la pelle e lingerie che entra nella costruzione del look.
Questa combinazione modifica profondamente la silhouette, dopo anni nei quali il volume ha avuto un ruolo dominante, il corpo torna a essere più visibile.
La gonna recupera importanza e il pantalone perde parte delle proporzioni esasperate che aveva assunto nelle ultime stagioni, le forme molto larghe non scompaiono, ma smettono di rappresentare l’unica idea possibile di contemporaneità.
La linea si avvicina maggiormente alla figura, soprattutto nella parte inferiore dell’abito.
La sartoria resta fondamentale, ma non viene più utilizzata soltanto per costruire il completo tradizionale, la separazione fra guardarobo maschile e femminile si fa meno rigida e il contrasto diventa parte della costruzione.
Anche la pelle entra in questa trasformazione, il materiale viene utilizzato ben oltre il tradizionale giubbotto, passando a gonne, pantaloni e abiti.
Per la stagione estiva la sua presenza ha un peso particolare perché introduce una superficie dura e compatta accanto a tessuti sottili e trasparenti, il contrasto non viene nascosto, ma esibito.

Lo stesso vale per la presenza di pellicce e capi pesanti, non costituiscono certo la tendenza principale della stagione ma sono abbastanza presenti da rendere evidente un cambiamento nel rapporto fra calendario e abbigliamento.
Un capo invernale può essere inserito in una collezione estiva insieme a una gonna scoperta o a un top che lascia completamente libere le spalle con l’idea che ogni stagione debba avere materiali rigidamente assegnati appartenente sempre meno al modo in cui le collezioni vengono costruite.
Il punto non è quindi stabilire se una pelliccia sia “da primavera” oppure no, ma che la moda sta smettendo di utilizzare le stagioni come una gabbia estetica.
Una stessa collezione può contenere protezione e nudità, pelle e chiffon, sartoria e lingerie, nero e colori accesi.

È una contraddizione che appartiene chiaramente al momento storico.
In una fase nella quale tutto cambia rapidamente e le certezze economiche e sociali sono più fragili, la moda sembra meno interessata a costruire un’immagine armonica preferendo unire elementi che normalmente non dovrebbero stare nella stessa stagionalità creando una tensione che diventa parte del risultato.
La gonna è forse il simbolo più evidente di questo passaggio, torna come strumento per modificare la proporzione del corpo.La lunghezza midi, la linea dritta, la vita evidenziata e le costruzioni asimmetriche spostano l’attenzione verso la figura dopo stagioni di pantaloni oversize, il corpo torna a essere disegnato dall’abito invece di esservi nascosto all’interno.
La superficie dei capi contribuisce allo stesso effetto.
Pizzi, tulle, chiffon, drappeggi, pieghe, frange introducono movimento e rendono meno rigide le forme sartoriali.

È difficile quindi separare completamente queste scelte dal clima nel quale la moda sta lavorando, non perché le collezioni siano un bollettino politico o cronaca vestita, ma perché il lusso non vive più in una bolla impermeabile alla realtà, il consumatore è più prudente, la sovrapproduzione è diventata un problema strutturale e la spettacolarizzazione permanente della moda ha perso parte della sua forza.
Le collezioni devono quindi confrontarsi con un pubblico che non cerca più l’ennesima fantasia irraggiungibile.
La Fashion Week milanese di settembre consegna così un’immagine della prossima estate nella quale il dato cromatico e quello sociale finiscono per incontrarsi.
La moda continua a vendere desiderio, ma lo fa dentro una realtà nella quale il desiderio non può più essere separato completamente dall’incertezza e sulle passerelle questa tensione si vede.

Condividi:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Email
WhatsApp
Telegram

ULTIME NEWS

LE PIÙ LETTE

advanced-floating-content-close-btn
Close Popup

Questo sito utilizza cookie per gestire la navigazione, la personalizzazione di contenuti, per analizzare il traffico. Con la chiusura del banner acconsenti all’utilizzo dei soli cookie tecnici. La scelta può essere modificata in qualsiasi momento.

Close Popup
Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web è possibile che vengano archiviate o recuperate informazioni e salvate nella cache del tuo Browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie.

Questi strumenti di tracciamento sono strettamente necessari per garantire il funzionamento e la fornitura del servizio che ci hai richiesto e, pertanto, non richiedono il tuo consenso.

Cookie tecnici
Questi cookie sono impostati dal servizio recaptcha di Google per identificare i bot per proteggere il sito Web da attacchi di spam dannosi e per testare se il browser è in grado di ricevere cookies.
  • wordpress_test_cookie
  • wp_lang

Accettazione/Rifiuto Gdpr
Questi cookie memorizzano le scelte e le impostazioni decise dal visitatore in conformità al GDPR.
  • wordpress_gdpr_cookies_declined
  • wordpress_gdpr_cookies_allowed
  • wordpress_gdpr_allowed_services

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi
Open Privacy settings