mercoledì, 14 Ottobre 2026
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Donna violentata a Milano: i Carabinieri chiudono un “cold case” dopo 14 anni

E’ successo questa mattina, sabato 16 gennaio: dopo una particolare quanto serrata attività di indagine, i militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri Milano Porta Monforte hanno rintracciato e ed arrestato un cittadino algerino di 49 anni, senza fissa dimora, irregolare sul territorio nazionale e con precedenti penali e di polizia per reati contro il patrimonio e la persona, gravemente indiziato dei reati di violenza sessuale e rapina, entrambi aggravati, ai danni di una donna italiana 41enne all’epoca dei fatti, che risalgono a 14 anni fa.

Il 20 agosto del 2006 la donna si era presentata al Pronto soccorso della clinica “Mangiagalli” di Milano, sotto choc, riferendo di essere stata violentata e rapinata, mentre si stava recando al lavoro, da un uomo che, afferrata per le braccia, poi, una volta messale la mano davanti alla bocca per impedirle di chiedere aiuto, l’aveva trascinata con brutalità in un’area dismessa dove l’aveva costretta a spogliarsi e a subire ripetuti atti sessuali. Subito dopo, le aveva sottratto una catenina d’oro, 20 euro e il telefono cellulare, dandosi alla fuga nelle vie limitrofe.

Come si legge in una nota del Comando Provinciale dei Carabinieri, nel corso del tempestivo sopralluogo eseguito da personale del Nucleo Operativo e della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale Carabinieri di Milano, erano stati rinvenuti alcuni mozziconi di sigaretta, uno degli orecchini che indossava la donna, il sasso utilizzato come arma impropria ed un capello nero. Tali reperti, oltre ai tamponi vaginali e ai vestiti indossati dalla vittima al momento dei fatti, venivano inviati al R.I.S. di Parma per gli accertamenti biologici finalizzati all’estrazione di un eventuale profilo genetico, all’esito dei quali il reparto concludeva che era stato possibile estrarre un profilo DNA maschile, appartenente alla stessa persona. Tuttavia, non essendo emersi ulteriori elementi nel corso delle incessanti attività d’indagine, per identificare l’autore dell’efferata violenza, il procedimento penale era stato archiviato.

Ma lo scorso 30 novembre il R.I.S. di Parma ha comunicato che la Banca Dati Nazionale DNA ha aveva accertato una concordanza positiva tra il profilo DNA maschile tipizzato attraverso gli accertamenti biologici eseguiti sui reperti rinvenuti sulla scena del crimine, con quello estrapolato da un tampone salivare, eseguito all’indagato nel carcere di San Vittore (dove si trovava nel 2017, resosi responsabile di un furto e, successivamente, scarcerato). Così i Carabinieri hanno riaperto le indagini ed avviato le ricerche che hanno consentito di rintracciare l’indagato e di riaccompagnarlo in carcere. Giustizia è fatta.

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