“Avevano spento anche la luna” è il titolo di un romanzo di Ruta Sepetys, pubblicato nel 2011 dalla Casa Editrice Garzanti.
Si ispira ad una storia vera: questo romanzo spezza il silenzio su uno dei più terribili genocidi della storia, la deportazione dai Paesi baltici nei gulag staliniani. Subito balzato in testa alle classifiche americane, è definito come un romanzo importante che racconta una storia unica e sconvolgente.
La protagonista è una ragazzina di quindici anni, Lina, figlia di un rettore dell’università che è iscritto in una “lista nera”, colpevole soltanto del reato di esistere.
E’ giugno del 1941, e la polizia sovietica irrompe in casa e costringe la famiglia di Lina ad abbandonare tutto; lei sarà deportata con la madre e il fratellino, su un treno con altre persone, per compiere un viaggio tra le steppe russe senza ritorno.
Sono settimane di fame e sete, fino a quando arrivano in Siberia in un campo di lavoro dove tutto non ha colore e regnano soltanto il buio e il freddo. Si muore. A ricordare chi era, a Lina restano un pigiama, qualche disegno e la sua innocenza.
Tuttavia c’è qualcosa di speciale che non possono toglierle: la dignità, la forza, il coraggio, e la luce nei suoi occhi, e quando non la fanno lavorare, Lina disegna adoperandosi per far arrivare i sui disegni a suo padre, che è in un altro campo d prigionia. Questo è l’unico modo per salvarsi, e per far sapere al genitore che loro tre sono ancora vivi.
Questo romanzo aiuta ad apprezzare le piccole cose, come una tavola, un letto caldo, insegnando anche il valore della libertà e della dignità umana.
E’ una storia che non finisce con l’ultima pagina, perchè rimane nella memoria.


















