domenica, 11 Ottobre 2026
domenica, 11 Ottobre 2026

Da un 45 giri dei Nomadi fino a Glen Campbell: Wichita Lineman

Questa volta partiamo davvero dalla fine. Immaginate un ragazzino che entra in un negozio di dischi, lascia sul banco cinquemila lire ed esce con un 45 giri usato dei Nomadi. Sì, ero io. E no, non sono così vecchio: diciamo che sono nato quando la lira stava facendo gli scatoloni sfrattata dall’euro.

Sul lato A c’è “Vai via cosa vuoi”, versione italiana di “All the Love in the World” dei Consortium, melodia britannica fino al midollo. Sul lato B un titolo da film d’altri tempi: “L’auto corre lontano, ma io corro da te”. Io, ovviamente, consumo il lato A, con quel ritornello che si attacca al cervello come una gomma alla suola. Nel 1969 non ero nemmeno un’ipotesi, ma con i dischi il tempo è metafisica.

Poi la sorpresa. Anche il lato B è una cover. E non una cover qualunque.

Dietro quel titolo si nasconde Wichita Lineman, con parole italiane firmate Mogol. Parte l’interrogatorio. Perché mai qualcuno dovrebbe dedicare dei versi a un tecnico delle linee telefoniche? Il disco gira e sotto la puntina affiora un continente.

È il 1968 e l’America ha la febbre. Il Vietnam riempie i telegiornali, Martin Luther King cade a Memphis e Robert Kennedy a Los Angeles. Eppure esiste un’altra America, fatta di pianure senza fine, strade dritte come righelli e uomini che lavorano senza applausi. È il territorio di Jimmy Webb.

Webb ha poco più di vent’anni ed è già l’autore più conteso della città. Ha scritto “By the Time I Get to Phoenix” per Glen Campbell, che però non ha mai visto in faccia. Un giorno squilla il telefono: è Campbell, chiuso in studio, che pretende un’altra canzone geografica per bissare il colpo. Webb accetta la sfida.

Il pianoforte, per la cronaca, è verde. I coinquilini l’hanno ridipinto a spruzzo per scherzo e la vernice è ancora fresca. Webb si siede attento a non macchiarsi e riaffiora un ricordo. Una strada dell’Oklahoma d’estate, l’asfalto che trema, i pali del telefono in fila come sentinelle. In cima a uno di quei pali, un uomo con la cornetta in mano parla con qualcuno. Passa in un lampo, e a Webb restano chilometri di pianura per chiedersi chi ci fosse dall’altra parte.

Piccolo dettaglio da pignoli: quell’uomo stava in Oklahoma, mentre Wichita si trova in Kansas. Ma le canzoni, per fortuna, non hanno dati catastali. Cambiano Stato senza compilare una sola pratica.

Il demo nasce in poche ore, registrato in casa con il magnetofono appoggiato sul piano. Webb lo spedisce al produttore Al De Lory avvertendo che mancano la terza strofa e il ponte. Per rendere l’idea disegna un teschio con le tibie incrociate. De Lory però ci vede suo zio lineman in California. Campbell ascolta il nastro e la leggenda narra si mette a piangere. Gli manca casa.

Si registra il 27 maggio 1968 alla Capitol di Hollywood, con la Wrecking Crew. La base si chiude in meno di novanta minuti. Webb, convinto che la bozza sia finita nel cestino, scopre per caso che il pezzo è già inciso. “Ma era incompleto!” dice lui. “L’abbiamo finito noi, non preoccuparti”, risponde De Lory.

Smontandola, la prima cosa che colpisce è la nudità. Due strofe da quattro versi, niente ritornello, niente ponte, poco più di tre minuti. Quella terza strofa mai scritta, che sembrava un difetto, diventa il segreto di tutto. L’armonia, poi, è una musica che non torna mai a casa: sfiora il punto d’arrivo, gli gira intorno, ma non ci si posa mai. Resta in bilico, proprio come l’uomo legato lassù.

E qui entra in scena la Wrecking Crew. Le note d’apertura, una prospettiva che non finisce mai, sono di Carol Kaye, bassista dal passato jazz. I violini imitano il vento che fa vibrare i cavi come corde d’arpa. Il segnale che chiude le strofe arriva invece da un vecchio organo Gulbransen che Webb teneva in casa. Una nota ripetuta, simile al codice Morse, al ronzio che un lineman sente in cuffia. Campbell lo vuole a tal punto da farlo trasportare in studio.

Poi l’assolo, che fa le veci della terza strofa. Campbell si fa prestare da Carol Kaye un basso Danelectro a sei corde e lo fa tremolare. Ne esce una linea profonda che dice, senza parole, ciò che Webb non aveva scritto. Un assolo di basso in una ballata d’amore per un tecnico del telefono. Imprevedibile, e per questo perfetto.

Il testo segue la musica. Prima il mestiere: il sole, il guasto da scovare, una vacanza che la pioggia non concederà. Poi il cuore, con un uomo che ammette di avere bisogno di lei più di quanto la desideri, e di volerla per sempre. Detto al bar sarebbe un rimprovero, cantato da un palo è una dichiarazione. Webb voleva aprire in due un operaio qualunque per mostrare quanta anima ci stesse dentro. Missione compiuta.

Il singolo esce a fine ottobre del 1968: terzo nel pop americano, primo nel country e in Canada. Disco d’oro a gennaio.

Due righe le merita chi la canta. Glen Campbell nasce nel 1936 vicino a Delight, in Arkansas, settimo di dodici figli, nome che sembra uno scherzo del destino. Molla la scuola a quattordici anni, arriva a Los Angeles e diventa un pilastro della Wrecking Crew. Nel solo 1963 partecipa a 586 sedute di registrazione, e su questi numeri smetto di fare battute. Suona per Sinatra ed Elvis, e sostituisce persino Brian Wilson in tour con i Beach Boys. Ma essere il migliore tra gli anonimi non gli basta. Wichita Lineman è la porta da cui esce allo scoperto.

Arrivano la televisione, il cinema accanto a John Wayne ne Il Grinta, poi Rhinestone Cowboy. Nel 2011 annuncia l’Alzheimer, saluta il pubblico con un tour d’addio e se ne va nel 2017. Tra centinaia di brani incisi, questo è sempre rimasto il suo preferito.

La canzone, intanto, non ha mai smesso di viaggiare. L’hanno incisa Johnny Cash, Ray Charles, James Taylor, Tom Jones, i R.E.M. Perfino i Guns N’ Roses l’hanno suonata, davanti a un pubblico che si aspettava ben altro. Nel 2026 è riapparsa sul disco Honora di Flea, con Nick Cave alla voce. Rolling Stone la piazza al duecentoseiesimo posto della sua lista. Io l’avrei messa più in alto, ma nessuno mi ha chiesto un parere.

E poi l’Italia. I Nomadi, quelli di “Dio è morto”, per intenderci, la trasformano con le parole di Mogol. Più che tradurla, la reinventano, come si usava allora. La malinconia delle pianure americane diventa più domestica, eppure il nucleo emotivo resta intatto.

Forse il segreto è tutto qui. Kansas, Oklahoma o un luogo immaginario, poco importa. La canzone racconta una nostalgia che appartiene a tutti. Il lavoro che ci tiene lontani da chi amiamo, e quella voce che continuiamo a sentire anche a centinaia di chilometri.

E allora, ripensando a quel 45 giri comprato quasi per caso, viene da sorridere. Si entra in un negozio per una canzone e si esce con un pezzo di mondo sotto il braccio. Dentro c’è una delle voci più struggenti d’America e una canzone che, a quasi sessant’anni dalla nascita, non ha ancora riattaccato.

Glen Campbell – Wichita Lineman (1968) da YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=Q8P_xTBpAcY

Nomadi – L’auto corre lontano, ma io corro da te (1969) da YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=Etgbk03UZD8

Glen Campbell Sito Ufficiale: https://www.glencampbell.com/

Il mio pezzo sulla Wrecking Crew: https://www.giuseppepalermo.it/blog/i-fantasmi-che-inventarono-il-pop-e-il-rock-the-wrecking-crew

Condividi:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Email
WhatsApp
Telegram

ULTIME NEWS

LE PIÙ LETTE

advanced-floating-content-close-btn
Close Popup

Questo sito utilizza cookie per gestire la navigazione, la personalizzazione di contenuti, per analizzare il traffico. Con la chiusura del banner acconsenti all’utilizzo dei soli cookie tecnici. La scelta può essere modificata in qualsiasi momento.

Close Popup
Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web è possibile che vengano archiviate o recuperate informazioni e salvate nella cache del tuo Browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie.

Questi strumenti di tracciamento sono strettamente necessari per garantire il funzionamento e la fornitura del servizio che ci hai richiesto e, pertanto, non richiedono il tuo consenso.

Cookie tecnici
Questi cookie sono impostati dal servizio recaptcha di Google per identificare i bot per proteggere il sito Web da attacchi di spam dannosi e per testare se il browser è in grado di ricevere cookies.
  • wordpress_test_cookie
  • wp_lang

Accettazione/Rifiuto Gdpr
Questi cookie memorizzano le scelte e le impostazioni decise dal visitatore in conformità al GDPR.
  • wordpress_gdpr_cookies_declined
  • wordpress_gdpr_cookies_allowed
  • wordpress_gdpr_allowed_services

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi
Open Privacy settings