Viaggio istituzionale in Palestina: questa è la testimonianza di alcuni sindaci lombardi che hanno partecipato alla recente missione in Terra Santa.
“C’è un’altra Palestina, di cui si parla troppo poco e che rischia di scomparire nel silenzio. È la Palestina dei territori oltre Gaza, delle famiglie, delle scuole, dei servizi sociali e sanitari, delle comunità che continuano a vivere e resistere lontano dai riflettori della cronaca internazionale”. Con questo spirito, sei sindaci lombardi, rappresentanti dei Comuni di Arese, Gorgonzola, Lecco, Legnano, Lesmo e Seregno, hanno deciso di partire insieme per un viaggio istituzionale in Terra Santa, visitando Betlemme, Gerusalemme e Gerico, per vedere con i propri occhi una realtà spesso raccontata solo per frammenti o per slogan.
Come spiegato in una nota, si è trattato di un viaggio nato dalla convinzione che i sindaci possano essere ambasciatori delle comunità, capaci di unire le città per avvicinare i popoli. Una missione senza bandiere ideologiche, ma guidata da un’intenzione precisa: ascoltare, incontrare, comprendere.
Durante la missione, la delegazione ha incontrato amministratori locali, tra cui il sindaco e la vice sindaca di Betlemme e il Governatore di Gerico, oltre a responsabili religiosi e laici di scuole, strutture sociali e sanitarie. Ha visitato luoghi simbolici e servizi essenziali: le scuole di Betlemme e Gerico, l’orfanotrofio La Crèche, il centro Effatà per bambini e giovani audiolesi, il Caritas Baby Hospital, oltre a numerosi incontri con commercianti e famiglie.
Da tutti è emersa la stessa richiesta: rompere il silenzio. Un silenzio che pesa quanto i muri che separano i territori. Un silenzio fatto di check-point che aprono e chiudono senza preavviso, rendendo la vita quotidiana un rompicapo senza soluzione. Un silenzio che trasforma diritti fondamentali in concessioni: il permesso di lavorare, di studiare, di pregare, di muoversi tra città e villaggi un tempo accessibili.
“Torniamo da questa esperienza con una consapevolezza chiara: dietro il conflitto esistono volti, famiglie, comunità che chiedono semplicemente di poter vivere con dignità. Abbiamo incontrato un’umanità che non domanda compassione, ma ascolto. Non chiede schieramenti ideologici, ma relazioni. Il primo aiuto che possiamo offrire è rompere il silenzio e restituire complessità a una realtà, troppo spesso, semplificata.
Come amministratori locali sentiamo la responsabilità di costruire ponti, perché le città possono diventare luoghi di dialogo anche quando la politica internazionale fatica a esserlo.
Tornare a casa, dopo un viaggio così, significa scegliere di non restare indifferenti”, spiegano oggi i sei sindaci, che sono Luca Nuvoli di Arese, Ilaria Scaccabarozzi di Gorgonzola, Mauro Gattinoni di Lecco, Lorenzo Radice di Legnano, Sara Dossola di Lesmo, e Alberto Rossi di Seregno.


















