Nasce Barbie versione lockdown

E fu così che anche l’iconica bambola pin up “Barbie” (il cui vero nome è Barbara Millicent Roberts nata a Willow in Wisconsin) creata da Ruth Handler moglie del fondatore della Mattel nel 1959, fu suo malgrado vittima del distanziamento sociale.

Con un vero colpo di genio, l’ex modella californiana Tonya Ruiz, da sempre fan della bionda bambola al punto da dedicarle il profilo Instagram @grandmagetsreal, ha raccolto un vero e proprio campionario ironico ma anche abbastanza realistico di vizi, virtù e ossessioni collezionate dalle donne in quarantena forzata, nei mesi della pandemia da Covid-19.

Undici modelli, corredati di accessori, dedicati ai più svariati problemi che hanno attanagliato le donne costrette a casa dal lockdown, hanno trasformato la bionda perfetta bambola californiana in una sorta di “casalinga disperata”, alle prese con il lavoro in smart working, la scuola dei figli online, lievito di birra, con tuta, pigiama e pantofole, circondata dal junk food americano delle ciambelle fritte, alle patatine, alla Coca Cola, ai più colorati donuts con conseguenti risultati sul suo fisico che appare arrotondato, con i capelli screziati dalla ricrescita, o con colori improbabili dati da una tinta “fai da te”, e con l’immancabile telecomando in mano con cui guardare le serie tv.

Naturalmente non può mancare Ken che appare su Zoom, nei mille dispositivi Apple in dotazione a Barbie, vestito non con camicia e cravatta ma con i boxer, abbigliamento tipico dello Yuppie rampante in smart working.
Insomma, la bambola più famosa al mondo resa, almeno per una volta, più umana.

Silvia Ramilli

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