Il 20 dicembre 1975 usciva nelle sale italiane “L’anatra all’arancia”, film di Luciano Salce.
Due attori al vertice della loro carriera, Ugo Tognazzi e Monica Vitti, una villa a Punta Ala, quattro personaggi intrappolati in un weekend che nessuno di loro controllerà fino in fondo e un piatto, l’anatra all’arancia, che nel film è la memoria di un matrimonio, il pretesto di una serata, lo strumento silenzioso di una riconquista.
Luciano Salce porta sullo schermo la trasposizione dell’omonima commedia teatrale di William Douglas-Home con la sceneggiatura di Bernardino Zapponi.
Il film conquista due David di Donatello nel ’76: migliore attrice protagonista a Monica Vitti e migliore attore protagonista a Ugo Tognazzi.
Lisa e Livio Stefani sono sposati da dieci anni, sono ricchi, affermati, annoiati.
Si tradiscono con reciproca disinvoltura, finché Lisa si innamora davvero di Jean-Claude, un francese elegante interpretato da John Richardson.
Livio non reagisce con la gelosia prevedibile, organizza un weekend nella villa di Punta Ala invitando l’amante della moglie e la propria segretaria Patty, Barbara Bouchet, in una delle sue prove più memorabili.
Il piano è fare ingelosire Lisa, risvegliare in lei ciò che credeva sopito, riconquistarla senza che se ne accorga.
Al centro della serata c’è “l’anatra all’arancia” il piatto del loro viaggio di nozze, tornato a tavola per risvegliare dolci ricordi.
Ingredienti per 4 persone:
1 anatra intera già eviscerata, di circa 1,5 kg
4 arance non trattate
1 litro di succo di arancia fresco
100 g di zucchero
1 dl di aceto bianco
1 bicchiere di vino bianco secco
Grand Marnier q.b.
Burro q.b.
Sale e pepe nero
Pulire accuratamente l’anatra e asciugarla con carta da cucina poi salare e pepare l’interno della cavità. Imburrare abbondantemente una casseruola capiente e portarla su fuoco vivo, adagiarvi l’anatra quando il burro è completamente sciolto e inizia a schiumare.
Rosolare da tutti i lati girando con attenzione fino a ottenere una doratura uniforme, sfumare con il vino bianco e lasciar evaporare completamente.
Coprire e trasferire in forno a 160°C.
Spremere le arance fino a ottenere un litro di succo e ricavare le scorze di due arance con un coltello affilato, eliminando tutta la parte bianca interna.
Tagliare a bastoncini sottilissimi, sbollentare per 6 minuti, scolare, fare raffreddare e mettere a macerare nel Grand Marnier per almeno due ore.
In un pentolino, sciogliere lo zucchero con l’aceto bianco a fuoco medio fino a ottenere un caramello ambrato. Versare il caramello nella casseruola aggiungendo metà del succo di arancia.
Cuocere in forno per 20 minuti, bagnando la carne di tanto in tanto con il fondo di cottura.
Aggiungere le scorze marinate e la restante metà del succo e continuare la cottura per un totale di un’ora e mezza, fino a quando la carne risulta leggermente rosata all’interno.
Togliere dal forno, sgocciolare dal fondo e tenere in caldo.
Ridurre il fondo in un pentolino a fuoco vivace fino a ottenere una salsa lucida e densa.
Portare l’anatra in tavola intera, nappata con la salsa e decorata con le scorze caramellate.
Tagliarla al momento davanti ai commensali e servirla accompagnata da patate arrosto al burro oppure insalata belga saltata in padella.
Il vino ideale è un bianco di struttura come un Borgogna, un Viognier alsaziano, o per chi vuole restare in Italia, un grande Fiano di Avellino.
Ugo Tognazzi non recitava, cucinava davvero.
Negli anni Settanta pubblicò diversi ricettari, frequentò i migliori ristoranti d’Europa, scrisse di cibo con la stessa passione con cui parlava di cinema.
Quando nel film prepara l’anatra all’arancia, ogni gesto ha il peso specifico della competenza vera. Salce ebbe l’intelligenza di lasciarlo fare, di tenere la macchina da presa ferma su quelle mani, su quella casseruola, su quel fuoco.
Il risultato è una scena in cui il cibo diventa il centro della storia: un uomo che cucina per riconquistare la donna che ama, con gli stessi ingredienti del primo giorno.
















