Garantire l’accesso all’acqua senza depauperare le falde acquifere è diventata la priorità ambientale di questo decennio. Così, in occasione della Giornata Mondiale contro la Siccità dello scorso 17 giugno, il dibattito europeo è tornato a focalizzarsi su una delle sfide climatiche più urgenti: la gestione e la preservazione della risorsa idrica.
Secondo i dati elaborati dall’EEA, l’Agenzia Europea per l’Ambiente, il continente vive un complesso paradosso: nonostante l’efficientamento tecnologico abbia permesso di ridurre i prelievi idrici complessivi del 14% negli ultimi due decenni, l’estensione geografica delle aree in sofferenza non si è ridotta. Questo scenario rende improbabile un’inversione di tendenza entro il 2030, specialmente per l’Europa meridionale, identificata dai report sul clima continentale come l’epicentro assoluto del rischio idrico.
Come illustrato in una nota, nello specifico la scarsità d’acqua colpisce ogni anno circa il 30% della popolazione che vive in aree con stress idrico permanente, e fino al 70% in aree con stress idrico stagionale estivo: una cifra che si aggira complessivamente sui 105 milioni di persone.
Un quadro allarmante confermato anche dal recente rapporto ESOTC, European State of the Climate di Copernicus, che evidenzia una criticità strutturale: nel Sud Europa il deficit di acqua sotterranea e di umidità del suolo si sta accumulando di anno in anno, rendendo spesso insufficienti le precipitazioni invernali e primaverili per compensare lo stress termico dei mesi più caldi.
L’Italia, situata nel cuore dell'”hotspot” climatico mediterraneo, vive in prima linea questa vulnerabilità. In base all’indice di sfruttamento idrico plus (WEI+) che misura le condizioni di scarsità idrica stagionale più gravi per i paesi europei, l’Italia è ai primi posti con un indice del 27,2%, superata soltanto da Portogallo (30,7%), Romania (33,9%), Grecia (37,4%), Malta (66,7%) e, al primo posto, l’isola di Cipro (92,1%).
I dati evidenziano come la frequenza di anomalie termiche stia surriscaldando il suolo, provocando un deficit idrico profondo che i soli piovaschi stagionali non riescono più a colmare. In questo scenario, la resilienza idrica dei territori non dipende più solo dal meteo, ma dalla capacità di azzerare gli sprechi infrastrutturali prima che la risorsa si disperda nel sottosuolo. Una risposta industriale, strutturale e virtuosa a questa crisi climatica arriva dalla Lombardia con il modello BrianzAcque, l’azienda partecipata dai 55 Comuni della Provincia di Monza e della Brianza che da oltre 20 anni gestisce industrialmente il servizio idrico integrato del territorio.
Per supportare le famiglie in questa transizione e promuovere stili di vita più sostenibili, dagli esperti BrianzAcque sono stati diffusi una decina di consigli pratici, per evitare gli sprechi ed eludere le difficoltà legate alla carenza d’acqua in estate: chiudere i rubinetti quando non servono, privilegiare la doccia al bagno; installare i frangigetto ai miscelatori; utilizzare gli elettrodomestici soltanto a pieno carico; monitorare e riparare le perdite; annaffiare le piante nelle ore serali; praticare il recupero idrico in cucina; lavare l’auto in modo inverso, rimuovendo prima polvere e sporco con un panno in microfibra umido e solo alla fine risciacquare rapidamente; fare attenzione all’impronta idrica invisibile: dietro ogni prodotto, dal cibo ai capi di abbigliamento, c’è un enorme consumo d’acqua impiegato per la produzione.
Ed infine, fare la “doccia musicale”: scegliere una canzone di 3-4 minuti e concludere la doccia prima che finisca.
Il consumo di acqua si riduce, senza viverlo come una rinuncia.




















