La Guardia di Finanza di Milano ha sequestrato nelle scorse ore 845 biciclette a pedalata assistita e monopattini elettrici non conformi alla normativa.
Il primo intervento ha riguardato un esercizio commerciale di Sesto San Giovanni, specializzato nella vendita di biciclette elettriche e monopattini, nei cui confronti la Procura monzese ha emesso un decreto di perquisizione. L’attività ha permesso di individuare e sottoporre a sequestro 161 biciclette a pedalata assistita e 54 monopattini che non rispettavano le caratteristiche tecniche previste dalla legge, risultando di fatto assimilabili a veri e propri ciclomotori.
Le biciclette elettriche sono risultate prive del dispositivo di sicurezza che impedisce di superare il limite di velocità di 25 km/h, ed alcune montavano motori con potenza superiore ai 250 W consentiti.
I monopattini sono invece risultati equipaggiati con motori superiori alla potenza massima prevista di 500 W. Tra i modelli sequestrati, alcuni erano addirittura dotati di due motori da 3000 W ciascuno.
Grazie alle modifiche, sia le e-bike, sia i monopattini potevano raggiungere la velocità di 80 km/h, ben superiore al limite fissato dal Codice della Strada.
Ulteriori 382 esemplari non conformi sono stati successivamente rinvenuti all’interno di un magazzino di Sesto San Giovanni che, seppur non dichiarato, secondo quanto emerso dagli accertamenti era nella disponibilità dei titolari dell’esercizio commerciale. Gli ulteriori sviluppi dell’indagine hanno consentito nei giorni scorsi di individuare due altri punti di stoccaggio dei veicoli tolti dal mercato a Nova Milanese e Desio, dove la Guardia di Finanza ha sequestrato altre 248 biciclette elettriche anch’esse prive dei requisiti di legge.
Complessivamente, dunque, sono state sequestrate 845 e-bike e monopattini elettrici non conformi, per un valore commerciale stimato in circa 560mila euro.
I responsabili del negozio a Sesto, due cittadini di nazionalità egiziana, sono stati denunciati per l’ipotesi di reato di frode nell’esercizio del commercio.
Come sottolinea in una nota la Gdf, la vendita di mezzi manomessi o non conformi alla normativa costituisce non soltanto un grave pericolo per gli utenti della strada, ma alimenta anche fenomeni di concorrenza sleale a danno degli operatori del settore che svolgono la propria attività nel rispetto delle regole.



















