sabato, 17 Gennaio 2026
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Arrestate 21 persone nelle indagini contro i furti commessi dai “finti Carabinieri”

I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno arrestato nelle scorse ore ventuno persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti, ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio. Di questi indagati, uno era già detenuto per un altro motivo, sei sono stati portati in carcere, nove posti agli arresti domiciliari e cinque sottoposti all’obbligo di dimora.

Gli arresti dopo un’indagine condotta dal Nucleo Investigativo di Milano e coordinata dalla Procura di Milano, avviata nel 2023, come risposta alla recrudescenza di reati contro il patrimonio, come furti, rapine e truffe, commessi prevalentemente con la tecnica del “finto Carabiniere”.

Come spiegato in una nota dell’Arma, il modus operandi adottato è risultato essere il prodotto di una meditata strategia predatoria. Il contatto con le vittime, sempre anziane e colte nel loro rientro solitario a casa, avveniva con l’utilizzo da parte degli indagati di materiale e segni distintivi delle forze dell’ordine per confonderle e disorientarle per accedere più agevolmente all’interno delle abitazioni e così derubarle in pochi attimi, senza dar loro la possibilità di rendersi conto di quanto stesse effettivamente accadendo.

Le indagini, condotte attraverso un articolato impianto di attività tecniche unito a metodologie investigative tradizionali e mediante la proficua cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia, hanno consentito di individuare un gruppo di matrice sinti, con una propria “base operativa” nel quartiere di Muggiano, alla periferia Ovest di Milano, dedito soptrattutto ai furti in abitazione, come alla ricettazione e al riciclaggio, anche all’estero, dei beni ottenuti illecitamente.
Nello specifico, sono state ricostruite le responsabilità per una dozzina di furti, di cui dieci commessi con la tecnica del “finto Carabiniere”, nonché quindici episodi di ricettazione, otto di riciclaggio e due di autoriciclaggio commessi tra l’Italia, la Svizzera e il Belgio.

Complessivamente, il valore economico dei beni illecitamente acquisiti nell’ambito dei fatti contestati è stato quantificato in circa 2,5 milioni di euro.

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