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sabato 23 Gennaio 2021

A 50 anni dalla morte il mondo celebra Coco Chanel

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Sono trascorsi cinquant’anni dal 10 gennaio del 1971 quando l’87enne regina della moda mondiale Gabrielle Bonheur Chanel si addormentava per sempre, in una camera dell’Hotel Ritz di Parigi.

Una storia d’amore e di dedizione totale alla moda, la sua, che l’ha resa simbolo delle donne e della loro femminilità per intere generazioni il cui stile non tramonterà mai.

La vita di “mademoiselle” Coco Chanel (il soprannome affettuoso con cui tutto il mondo ancora oggi la ricorda) non fu semplice: abbandonata dal padre alla madre in un collegio di suore con la sorella minore (i due fratelli maschi furono mandati in un’azienda agricola a lavorare come braccianti), apprese qui il mestiere di sarta che la portò al compimento dei diciotto anni a trasferirsi a Parigi.

A Parigi Gabrielle intraprese numerosi mestieri per sopravvivere, tra cui quello di cantante, e per aver portato in scena la canzone “Qui qu’a vu Coco?“ fu soprannominata così dagli avventori del locale, tra cui Etienne de Balsand di cui divenne amante e che fu il primo finanziatore della couturière.

Nacque così il primo negozio di Coco Chanel, un negozio di cappelli a Parigi, che in seguito sarebbe stata sede di quella che divenne la più celebre maison del mondo.

Grazie alla rete di amicizie di Balsan (presso il cui chateau si trasferì a vivere per 8 anni) ebbe inizio la fama di Coco Chanel che dai cappelli proseguì con il produrre abiti femminili semplici e morbidi, liberando per sempre le donne dall’eccesso di orpelli, crinoline e stecche di balena che costringevano i corpi a posizioni e sviluppi innaturali e dannosi per la salute.

A casa di Balsan, terminata la relazione, Coco conobbe Boy Capel il grande amore della sua vita, che non sposò mai a causa del divario sociale che li divideva e che le convezioni di allora non permettevano di superare, e la cui morte in un tragico incidente automobilistico, segnò per sempre Mademoiselle.

Con l’aiuto di Capel nacquero le sedi storiche di Deuville e Biarritz dove durante la Grande Guerra Coco diede vita al suo celebre stile “marinière” osservando i pescatori e ispirandosi ai loro tessuti, fogge e colori.

Negli anni di Deuville (centro balneare e culturale francese) Coco conobbe Misia Sert che la introdusse nel mondo degli artisti come Pablo Picasso, Jean Cocteau, Igor Stravinskij con cui ebbe un’ intensa relazione passionale.

Tra i successi resi intramontabili della grande stilista ci furono i capelli corti dovuti ad un piccolo incidente domestico ma che fecero immediatamente moda,  l’utilizzo del tweed scozzese per la realizzazione dei suoi celebri tailleurs, l’invenzione del “tubino nero” nel 1926, l’utilizzo del jersey, dei pantaloni per le donne, dello stile alla marinara, delle gonne appena sotto il ginocchio, il lancio nel 1921 del più famoso profumo al mondo Chanel n. 5 interamente prodotto per la prima volta con molecole sintetiche, e l’iconica borsa 2.55 sogno proibiti di intere generazioni.

Alla morte della stilista furono i suoi assistenti a proseguire la storia della maison che ha visto avvicendarsi alla sua guida dal 1983 Karl Lagerfeld e nel 2019 Virginie Viard attuale direttrice creativa.

Ora, a 50 anni dalla morte, un nuovo libro celebra la sua storia, “Le sorelle Chanel” di Judithe Little, dedicato alla vita di colei che amava ripetere: “Io non disegno, non ho mai disegnato un vestito.  Adopero la matita solo per tingermi gli occhi e scrivere lettere. Io scolpisco il modello, più che disegnarlo. Prendo la stoffa e taglio. Poi la appiccico con gli spilli su un manichino e se va, qualcuno la cuce. Se non va, la scucio e poi la ritaglio. Se non va ancora, la butto via e ricomincio da capo. In tutta sincerità non so nemmeno cucire”.

S. R.

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