I Carabinieri Forestali dei gruppi di Milano, Lodi, Pavia, Torino, Napoli, Reggio Calabria e Catanzaro, hanno arrestato nella giornata di ieri undici persone, ritenute responsabili di un particolare movimento illecito di rifiuti, tra la Calabria e la Lombardia.
Capannoni abbandonati nel Nord d’Italia erano riempiti con immondizia proveniente dal Sud, mentre in una cava in Calabria ne erano seppelliti altri, per un giro complessivo di circa 14mila tonnellate, smaltite irregolarmente.
Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, sono quelle che seguono l’operazione denominata dagli inquirenti “Fire Starter“, avviata ad ottobre del 2018, conclusasi con l’arresto di sei persone ritenute legate anche al rogo del capannone di Corteolona, in provincia di Pavia.
Parecchia spazzatura dal Napoletano era arrivata anche al deposito di via Chiasserini a Milano, dato poi alle fiamme lo scorso febbraio. In seguito ai controlli serrati ai depositi abbandonati, il giro dei rifiuti aveva ripreso la via della Calabria e della Campania.
In un anno di indagini sono state scoperte sette discariche abusive, al centro di un vero e proprio sistema organizzato, che le Forze dell’ordine hanno individuato seguendo via Gps il movimento dei camion su e giù per l’Italia, guidati da staffette, come accade per lo spaccio delle sostanze stupefacenti.
Alla guida dell’organizzazione sarebbe stato Angelo Romanello, 35enne di Siderno, considerato l’organizzatore e il finanziatore dell’associazione a delinquere, arrestato nelle scorse ore nella sua casa a Erba.
Nei prossimi giorni saranno controllate anche le frontiere con l’Albania, la Croazia e la Turchia, verso cui potrebbero già stati avviati accordi illeciti, per cominciare lo stesso sistema di trasferimento e smaltimento dei rifiuti.



















