Constatazione un tantino poco edificante per l’Italia che, secondo quanto riportato dalla Commissione UE, presenta una differenza tra l’Iva prevedibile e quella incassata di 35 miliardi di euro nel 2015, il “gap” più alto di tutta Europa, in assoluto.
Nel dato tuttavia un segno di miglioramento rispetto al 2014, quando la differenza dell’Iva tra previsioni e versamenti, era stata di 38 miliardi. Un segno di miglioramento nella tendenza forse dovuto anche alle misure anti-frode avviate nel 2015 a Bruxelles, come lo “split payment” e il “reverse charge”, come ricordano bene gli economisti.
Ai ripari corre la Commissione con a breve una revisione delle regole, relative anche al pagamento dell’IVA, perché quelle attuali risalgono al 1993.



















