I recenti fatti di Londra, vale a dire gli attentati della notte scorsa in due diverse zone della città, “in nome di Allah”, e l’incidente a Torino, lo scoppio di un petardo ieri sera in piazza San Carlo (dove i tifosi juventini seguivano la partita da un maxi schermo), che ha scatenato la fuga di centinaia di persone molte delle quali sono rimaste gravemente ferite, hanno qualcosa in comune?
Se lo chiedono in tanti oggi, opinionisti, politici, giornalisti e gente comune.
I fatti di Torino sembrano proprio rappresentare la conseguenza degli attentati come l’ultimo a Londa: la diffusione della paura, in un istante, che può avere effetti devastanti tanto quanto l’esplosione di una bomba artigianale.
In queste ore, mentre chi indaga cercando prove e tracce, per capirne di più sugli attentati e sugli attentatori, in Italia sembra che la paura dilaghi anche in assenza di atti terroristici.
Ansia sottile, psicosi, panico come un’onda stanno rischiando di coinvolgere il mondo e la vita di tutti. Necessario imparare a gestire il pericolo, oggettivo o immaginario che sia, è l’idea più diffusa dagli esperti in queste ultime ore.



















