lunedì, 24 Gennaio 2022

Tv pirata, blitz Guardia di Finanza: multe fino a 25mila euro

Saranno “individuati” e “perseguiti” anche gli utenti che avevano comprato illegalmente e usufruivano dei pacchetti tv pirata al centro degli affari dell’organizzazione illegale finita nel mirino del blitz del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro e oscuramento della piattaforma informatica Xtream Codes. E quanto ha spiegato il colonnello Giovanni Reccia, comandante del  Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, nel corso della conferenza stampa per illustrare i dettagli  dell’operazione.“Saranno perseguiti anche gli utenti che  hanno preso i pacchetti in maniera illegale: andremo a individuare coloro che hanno acquistato i palinsesti a un prezzo bassissimo”, ha spiegato Reccia sottolineando che bisogna rendersi conto che “si commette un reato” rischiando la “reclusione e una multa da 2500 a 25mila euro”.

La Polizia, al termine di complesse indagini, ha portato a termine questa mattina la più vasta operazione mai condotta nel settore del contrasto al fenomeno delle Iptv illegali. L’operazione, coordinata a livello nazionale dalla procura di Roma e a livello internazionale dalle Agenzie europee Eurojust ed Europol, ha disarticolato direttamente la complessa infrastruttura tecnologica operante a livello internazionale, responsabile della diffusione via Internet, attraverso numerosi siti, del segnale illegalmente captato di numerose emittenti televisive a pagamento (Sky, Dazn, Mediaset, Netflix, ecc.)

Un’indagine tecnico informatica estremamente accurata sulla diffusione dei segnali in streaming effettuato dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni ha consentito di individuare le sorgenti estere dalle quali parte il segnale ‘pirata’. Potentissimi Server posizionati all’estero che consentono la diffusione capillare in tutta Europa del segnale, al punto che le risultanze operative hanno coinvolto le autorità giudiziarie e le Polizie di Francia, Paesi Bassi, Germania, Bulgaria e Grecia.Significativi i numeri complessivi relativi sia alle persone coinvolte, circa 5 milioni di utenti solo in Italia, sia alle Iptv bloccate 30, per un volume di affari stimato di oltre 2 milioni di euro al mese, che hanno portato all’individuazione di circa 200 tra conti PayPal, PostePay, conti correnti bancari e wallet Bitcoin, tuttora oggetto di indagine.

Inoltre, sono stati sequestrati oltre 200 Server e 80 domini e sono state effettuate 20 perquisizioni in tutta Europa presso sedi di società e provider. Estremamente complessa l’infrastruttura criminale smantellata dalla Polizia, sia sotto il profilo organizzativo che tecnologico. Il sistema criminale per approntare, su scala internazionale, una architettura per la cattura e riproiezione così articolata, si basa su uno schema piramidale, e vede il sinergico operare di diverse persone che, non necessariamente residenti nello stesso Paese, né personalmente note le une alle altre, si legano stabilmente per costruire i vari tasselli della struttura illecita. Così, i contenuti protetti da copyright, vengono dapprima acquistati lecitamente, come segnale satellitare, dai vertici dell’organizzazione (le cosiddette ‘sorgenti’). Successivamente, attraverso la predisposizione di una complessa infrastruttura tecnica e organizzativa, vengono poi trasformati in dati informatici e convogliati in flussi audio/video, messi quindi a disposizione di una fitta intelaiatura criminale, di una rete capillare di rivenditori e utenti finali, dotati semplicemente di connessione internet domestica e apparecchiature idonee alla ricezione (come l’ormai noto ‘Pezzotto’).

Nel sentire comune, si ritiene che in fondo fruire di un sistema pirata non è un crimine, al massimo si sottraggono pochi soldi a un colosso della comunicazione. Ma se si guarda il fenomeno nella sua complessità, e non solo nel singolo utilizzo, ci si rende conto che nella realtà un intero sistema produttivo può essere messo in crisi. Le più recenti stime parlano infatti di danni per più di 800 milioni di euro.  Non tutti considerano, inoltre, che l’inserimento di uno strumento quale il ‘Pezzotto’ posizionato all’interno delle nostre abitazioni, on line nella Wifi domestica, rappresenta l’introduzione di un potenziale ‘cavallo di troia’ all’interno di un sistema informatico. Non si può escludere, infatti, la possibilità che questo tipo di apparecchiatura possa effettuare un’intrusione nei sistemi informatici connessi o che possa spiare le nostre azioni. Amministrato da remoto dai malfattori potrebbe consentire di operare sui vari sistemi domestici di gestire il sistema di video sorveglianza, l’antifurto se non addirittura la complessa domotica di un’abitazione.

FONTE LA LEGGE PER TUTTI

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