giovedì, 27 Gennaio 2022

Quando per aiutare gli altri entrano in gioco gli sguardi

Nuove consapevolezze, nuove relazioni, nuovi metodi per prestare aiuto a chi ne ha bisogno stanno caratterizzando ormai da mesi l’attività dei volontari di Rho Soccorso, l’organizzazione che svolge assistenza nel Nord Ovest milanese, con le sue ambulanze e i suoi duecento volontari.

Ed è Annalisa Cresta, 36 anni, una di loro da sedici, a raccontare come è cambiato il modo di lavorare e di prestare soccorso, dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus.

Con l’emergenza scattata la scorsa primavera legata alla diffusione del virus, ogni equipaggio delle ambulanze ha dovuto cambiare il proprio modo di lavorare, adeguandosi a nuove necessità e all’adozione di nuovi protocolli per la sicurezza, che hanno modificato l’approccio all’assistenza e anche le relazioni tra gli stessi soccorritori.

Come spiegato dalla volontaria, non soltanto il mondo dei soccorsi si è trovato di fronte ad emergenze che hanno reso necessario reinventare il modo di fare assistenza, e quindi le relazioni tra i componenti delle squadre e tra i pazienti, ma anche l’affiatamento tra gli operatori.

Agli aspetti tecnici degli interventi, con il passaggio delle squadre da quattro a tre componenti, il solo capo servizio che scende dall’ambulanza per un primo approccio ai malati, o nuovi paramenti di protezione individuale che rendono difficile riconoscere i colleghi in ambulanza, si sono sommati elementi anche di carattere psicologico, che hanno ridisegnato il modo di comunicare tra i membri degli equipaggi.

“Quando è diventato all’improvviso persino difficile riconoscersi tra noi, sono subentrati i nostri sguardi, a farci capire a vicenda, a comunicare nelle emergenze, a rimanere uniti ed efficienti, sebbene isolati nelle nostre divise bianche, che non lasciano uscire un lembo di pelle. In principio rispondevamo alle chiamate andando all’arrembaggio: così erano i primi turni nelle settimane della prima ondata di contagi. Oggi siamo più preparati, abbiamo sviluppato soluzioni, collaborando diversamente tra noi per aiutare chi ha bisogno, ma anche per aiutarci tra volontari, spesso con un’occhiata”, spiega Annalisa.

I volontari di Rho Soccorso hanno ricevuto, e ricevono spesso, la gratificazione dei cittadini che hanno conosciuto il loro impegno e che sanno qual è la loro dedizione agli altri.

“La gente ci ringrazia in tanti modi: ci lasciano i dolcetti fuori dalla nostra sede, ci mandano dei fiori e i bambini ci dedicano dei disegni. Tra noi cerchiamo di ritrovare quella socialità che ci univa in sede, nei momenti tranquilli, per tornare ad essere come prima”.

Nella sede di Rho Soccorso, che si trova in via Legnano a Rho, prestano la loro attività duecento volontari, che affiancano otto dipendenti, di età compresa tra 18 e 70 anni, in servizio dalle 18 alle 6.30, sabato, domenica e festivi.

“Mi considero fortunata. In questi mesi ho imparato tanto e, come per i miei colleghi, c’è la voglia di continuare a fare il nostro lavoro, di continuare ad esserci. Le nostre coscienze sono cambiate, abbiamo nuove consapevolezze nei confronti del bisogno. Secondo la sensibilità di ogni volontario, ci sono almeno tre o quattro servizi che non dimenticheremo mai”.

Annalista Cresta ha in mente un progetto: raccogliere il racconto delle esperienze dei volontari in una pubblicazione, quale ricordo di collaborazione ed umanità.

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