I dati del Focus Censis – Confcooperative delineano uno scenario che definire preoccupante è riduttivo. Questo il giudizio dell’associazione Codici, che sottolinea un dato, in particolare: chi va in pensione oggi può contare su un tasso di sostituzione netto dell’81,5% rispetto all’ultima retribuzione, mentre chi oggi ha 33 anni e andrà in pensione nel 2060 si fermerà al 64,8%. Una differenza di 16,7 punti percentuali, che significa una perdita secca di sicurezza economica e una distanza tra ultima busta paga e primo assegno pensionistico che quasi raddoppia (dal 18,5% al 35,2%).
“Questi numeri certificano una frattura generazionale senza precedenti. I giovani lavoratori di oggi rischiano di diventare i pensionati poveri di domani. Il sistema scarica sulle nuove generazioni un peso crescente, in un contesto già segnato da salari bassi e precarietà”, spiega Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici.
Come si legge in una nota, per Codici il paradosso è evidente: l’Italia è il Paese europeo con la più alta spesa pensionistica in rapporto al PIL (15,5%), ma è 25esima in Europa per quota salari sul PIL (28,9%), ben lontana da Germania (44,9%), Francia (38%) e Spagna (37,1%). Questo squilibrio strutturale dura da 30 anni e ha prodotto un “equilibrio al ribasso” che penalizza soprattutto i lavoratori più giovani.
Tra il 2025 e il 2050 la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) diminuirà di 7,7 milioni di unità (-20,5%). Un calo che si innesta su un Paese in cui quasi la metà della popolazione ha più di 50 anni. Meno lavoratori, più pressione contributiva, pensioni più basse: un circuito che rischia di compromettere la sostenibilità sociale ed economica del Paese. Il problema è già attuale. Nel 2024 il 10,3% degli occupati (2,4 milioni di persone) è a rischio povertà lavorativa. Tra i giovani 20-29 anni l’incidenza sale al 12%.
“Quando lavorare non basta per vivere dignitosamente, e quando le pensioni future saranno drasticamente più basse, il rischio concreto è l’aumento del sovraindebitamento strutturale delle famiglie. Sempre più persone si rivolgono ai nostri Sportelli per difficoltà legate a mutui, prestiti e spese essenziali. Senza interventi strutturali, questa tendenza è destinata ad aggravarsi. È necessario un patto sociale nuovo, che rimetta al centro salari, occupazione stabile e sostenibilità previdenziale”, commenta Manfredi Zammataro, Responsabile del settore Sovraindebitamento di Codici.


















