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domenica, 21 Luglio 2024
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No al protocollo d’Intesa della Prefettura

(Immagine di repertorio)

No al protocollo, parola di sindaci, almeno così com’è. I Comuni dell’Alto Milanese non hanno accettato il protocollo d’intesa per l’accoglienza diffusa di richiedenti asilo sul territorio, presentato dalla Prefettura di Milano, nei giorni scorsi.

Secondo i sindaci che si sono riuniti per discutere del documento, lo stesso non offrirebbe garanzie in termini di gestione, sicurezza e numero di persone da collocare.

L’area cui fa riferimento il protocollo è quella di 19 su 22 Comuni della Zona Omogenea, che hanno dichiarato la propria contrarietà al testo sottoscritto dal Prefetto Alessandro Marangoni.

I sindaci coordinati nell’incontro da quello di Inveruno Sara Bettinelli, hanno chiarito che la posizione degli enti locali e delle comunità rappresentate non escludono i percorsi di accoglienza, per altro nell’Alto Milanese già avviati e proprio in collaborazione con la Prefettura milanese, bensì chiedono all’unanimità un progetto più chiaro, che definisca anche verso il futuro gli oneri e gli strumenti.

“I nostri Comuni hanno già dimostrato la volontà di mettersi in prima fila di fronte ad una problematicità che coinvolge tutti, ma ci siamo trovati di fronte ad una richiesta inaccettabile a cui non possiamo far fronte. Non ci sono gli strumenti per passare dalla volontà alla pratica: non abbiamo i mezzi per proseguire rispetto alle condizione date, per cui abbiamo interrotto questo percorso. La Prefettura prosegue nel suo percorso con l’Alto Milanese”, ha detto il sindaco Bettinelli.

“Non credo che il Prefetto intenda procedere a gamba tesa, la disponibilità all’accoglienza l’abbiamo messa in pratica, offrendo collaborazione proprio alla Prefettura”, ha commentato il sindaco di Legnano Alberto Centinaio.

Secondo il sindaco di San Vittore Olona Marilena Vercesi, i Comuni della zona la volontà ce l’hanno messa fino qui, ma il protocollo non affronta la gestione dei minori: “Ci vorrebbe una postilla, la famiglie che si radicano nel nostro territorio hanno bambini che saranno integrati, ma ciò può rappresentare un rischio, se non valutato, per i nostri bilanci in ambito sociale”.

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