Il mondo del calcio piange Franco Baresi. L’ex capitano del Milan e della Nazionale italiana è morto all’età di 66 anni. A darne l’annuncio è stato il club rossonero attraverso i propri canali social con un messaggio carico di emozione: “La nostra storia in lacrime”.
Considerato il “Milanista del secolo”, Baresi è stato uno dei più grandi difensori della storia del calcio e l’ultimo interprete di un ruolo, quello del libero, che ha saputo reinventare con eleganza, intelligenza tattica e straordinaria capacità di lettura del gioco. Nel 2025 era stato sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione di un nodulo polmonare.
L’ultimo omaggio a San Siro
Nonostante le condizioni di salute già precarie, lo scorso febbraio aveva regalato un’immagine destinata a rimanere nella memoria degli sportivi. Durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina era entrato sul prato di San Siro con la fiaccola olimpica, affiancato da Giuseppe Bergomi. Due simboli del calcio italiano, storici rivali con le maglie di Milan e Inter ma uniti dall’amore per la Nazionale.
Una vita in rossonero
Franco Baresi ha legato l’intera carriera al Milan, indossando la maglia rossonera per vent’anni. Esordì in Serie A il 23 aprile 1978 contro il Verona, appena diciassettenne. Quel ragazzo esile, soprannominato “Piscinin”, sarebbe diventato il capitano simbolo della storia del club.
Fu Gianni Rivera a intuirne subito il talento, prendendolo sotto la propria ala nello spogliatoio. Già nella stagione successiva contribuì alla conquista del decimo scudetto del Milan. Rimase fedele ai colori rossoneri anche nei momenti più difficili, scegliendo di non lasciare la squadra dopo le retrocessioni del 1980 e del 1982.
A soli 22 anni ereditò la fascia di capitano, diventando il leader di una squadra destinata a entrare nella leggenda.
Il “Kaiser” della difesa
Paragonato a Franz Beckenbauer, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Kaiser Franz”, Baresi ha attraversato alcune delle epoche più gloriose del Milan, guidato da tecnici come Nils Liedholm, Arrigo Sacchi e Fabio Capello.
Con il club conquistò un palmarès straordinario:
- 6 Scudetti;
- 3 Coppe dei Campioni;
- 2 Coppe Intercontinentali;
- 4 Supercoppe Europee;
- 2 Supercoppe Italiane.
Ma i trofei raccontano solo una parte della sua grandezza. Baresi è stato il punto di riferimento di una generazione di campioni, condividendo il campo con fuoriclasse come Paolo Maldini, Marco Van Basten e molti altri, distinguendosi per leadership, tecnica e visione di gioco.
Nel 1989 sfiorò anche il Pallone d’Oro, chiudendo alle spalle proprio di Van Basten, in un’epoca in cui sembrava quasi impossibile che un difensore potesse conquistare il prestigioso riconoscimento.
La maglia numero 6 ritirata
Dopo il ritiro dal calcio giocato, il Milan volle rendere eterno il suo legame con il club ritirando la storica maglia numero 6. Un gesto riservato alle leggende, simbolo di una carriera irripetibile e di un’identificazione totale con i colori rossoneri.
Il percorso in Nazionale
Con la maglia azzurra Franco Baresi visse due dei momenti più significativi della storia recente del calcio italiano. Fece parte della spedizione campione del mondo nel 1982, pur senza scendere in campo, e dodici anni più tardi guidò l’Italia fino alla finale del Mondiale di USA 1994.
Rientrato in tempi record dopo un grave infortunio al ginocchio, disputò una finale straordinaria contro il Brasile a Pasadena. Al termine della sfida, persa ai calci di rigore, le immagini delle sue lacrime fecero il giro del mondo, diventando uno dei simboli più intensi della storia della Nazionale.
L’eredità di una leggenda
Franco Baresi lascia un’eredità che va ben oltre i successi conquistati. Ha rappresentato un modello di professionalità, fedeltà e leadership, incarnando i valori del Milan e del calcio italiano per oltre due decenni.
Con la sua scomparsa il calcio perde uno dei suoi interpreti più eleganti e rispettati, un campione capace di trasformare il ruolo del libero e di diventare un punto di riferimento per generazioni di difensori. Il suo nome resterà per sempre scolpito nella storia dello sport.
FONTE E FOTO ITALPRESS




















