Settant’anni di storia, un patrimonio creativo che il mondo intero riconosce e invidia, e una domanda che negli ultimi mesi circolava con insistenza ai piani alti della finanza internazionale: Missoni sarebbe rimasta italiana?
La risposta è arrivata con FSI, il Fondo Strategico Italiano, che rafforza la sua posizione nel capitale della maison diventando socio di maggioranza e costruendo una partnership industriale con le famiglie Fassin e Bachmueller, di origini siciliane le prime, già proprietarie di Bogner, marchio protagonista alle Olimpiadi di Milano Cortina, simbolo delle piste da sci di lusso dagli anni Settanta.
L’interesse dei grandi player internazionali non era casuale: Missoni aveva costruito una traiettoria di crescita difficile da ignorare, con il fatturato raddoppiato a circa 130 milioni di euro, un risultato operativo atteso quest’anno intorno ai 20 milioni e le ultime due collezioni del direttore creativo Alberto Caliri, entrambe cresciute del 30% sugli ordini, facendo meglio di molti dei principali marchi del settore.
Continuità vuole essere la parola chiave di questa operazione con l’AD Livio Proli, che ha costruito la sua visione manageriale in venticinque anni accanto a Giorgio Armani, che resta alla guida della maison mentre Barnaba Ravanne, cofondatore di FSI, assumerà la presidenza.
Tutto il gruppo dirigente che ha reso possibile questo rilancio è stato confermato.
La famiglia Missoni lascia la guida dell’azienda dopo oltre settant’anni per dedicarsi alla Fondazione Ottavio e Rosita Missoni, custode della memoria e dell’eredità dei fondatori.



















