Qualità dell’aria in miglioramento in Pianura Padana ma resta il ritardo nella conformità alla nuova direttiva: questo il ritratto che emerge dai dati lombardi di “Mal’Aria”, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico. Un ritardo che sarebbe l’esito di insufficienti investimenti, “dovuti anche ad un governo nazionale che taglia le risorse e indebolisce, anziché consolidare, le politiche sulla qualità dell’aria”, come si legge in una nota.
A rafforzare questo giudizio è la doccia fredda della nuova procedura di infrazione avviata nei giorni scorsi dalla Commissione Europea all’Italia per inadempimento della direttiva (UE) 2016/2284 relativa alla riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti disciplinati dal protocollo di Gothenburg sull’inquinamento transfrontaliero, che si aggiunge a quelle già arrivate a sentenza della Corte di Giustizia Europea nel 2020 su PM10 e del 2022 per gli NO2, nonché all’avvio della procedura di infrazione per superamenti dei limiti di PM2,5.
“Il peso delle infrazioni alle direttive UE in materia ambientale è assai gravoso per l’Italia, ma lo è ancora di più per i cittadini padani, che pagano in salute. Occorre sviluppare appieno il potenziale di riduzione delle emissioni, adottando tecnologie pulite e politiche di sostenibilità nel settore dei trasporti, ma anche affrontare le contraddizioni di un sistema dell’allevamento intensivo i cui numeri non fanno i conti con i limiti del territorio”, osserva Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.
Oltre ai parametri in vigore sui limiti giornalieri per il PM10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno) le tabelle lombarde di “Mal’Aria” prendono in considerazione anche i limiti della nuova direttiva, da raggiungere entro il 2030, valori decisamente più stringenti degli attuali (20 µg/m³ per PM10, 20 µg/m³ per l’NO2, 10 µg/m³ per PM2.5) e per rispettare i quali servirà un deciso cambio di marcia.
Il dossier “Mal’Aria” indica le riduzioni necessarie a perseguire i nuovi limiti, con evidenti ritardi da colmare quanto prima. Soltanto Lecco e Varese per il PM10, e Mantova, Sondrio e Varese per l’NO2, sono su una traiettoria coerente con i traguardi europei di qualità dell’aria.
Se le emissioni inquinanti sono in via di progressiva riduzione, è anche vero che questo miglioramento sta avvenendo a ritmi molto più lenti di quelli che sarebbero consentiti dall’avanzamento tecnologico (ad esempio nelle emissioni industriali), dall’adeguamento ed elettrificazione degli impianti termici (nel riscaldamento domestico) e dalla trasformazione del sistema della mobilità e dei trasporti (riduzione del traffico veicolare privato, elettrificazione). Per quanto riguarda le emissioni di fonte agricola (ammoniaca) la situazione di stagnazione lombarda è simile a quella di aree a forte intensità agrozootecnica europea, come i Paesi Bassi, il nord della Germania, la Bretagna e l’Irlanda, dove troppi allevamenti intensivi e abusi di fertilizzanti portano a copiosi rilasci di composti azotati che ammorbano l’aria ed inquinano le acque.


















