Questo libro non è un classico romanzo con un’unica trama, ma un insieme di racconti (tra cui quello che regala il titolo al volume), scritti da Christian Sarteur. Intitolato “Le mani nere del prete”, il libro è stato autoprodotto nel 2026 e stampato dalla Tipografia Duc.
Sarteur è un noto cantautore e artista di Ayas. Il volume è una raccolta di quattro racconti bilingue, un formato che rispecchia l’identità linguistica e culturale della Valle d’Aosta. Christian, infatti, passa senza problemi dal patois all’italiano, e al francese. Il libro fa nascere nella mente del lettore messaggi legati alla condizione umana, alla montagna vista come maestra di vita, alla ricerca interiore e alle radici.
La stesura del volume risente molto della personalità del cantautore, con frasi armoniche e piene di significati.
Il racconto che più fa riflettere dà il titolo al volume: “Le mani nere del prete”. Ambientato in un piccolo villaggio di montagna della Valle d’Aosta, il racconto segue le vicissitudini di due fratelli, Robert e Jean. Robert resta a lavorare la terra, mentre Jean, dopo aver studiato teologia, fa ritorno al paese come parroco. L’equilibrio della comunità è alterato dall’arrivo di un branco di lupi.
Per affrontare le minacce e le proprie paure, Jean abbandona il suo ruolo e torna a lavorare la terra, sporcandosi le mani, e a parlare il patois con la sua gente.
Una lettura consigliata per immergersi nella cultura della Valle d’Aosta e comprendere l’anima più nascosta di quei luoghi.




















