Come si organizzano i giochi olimpici se venisse a mancare la neve? Purtroppo sembra arrivato il momento di pensarci seriamente.
Un recente studio dedicato ai cambiamenti climatici sta dimostrando che entro il 2050 numerose località in grado oggi di ospitare le Olimpiadi invernali, come quelle interessate in queste settimane dall’evento Milano-Cortina 2026, non potranno più farlo.
Più precisamente, delle poco meno di cento località di montagna organizzate per accogliere le gare invernali, soltanto una metà avrà la temperatura giusta per ospitarle, mentre l’altra metà sarà tagliata fuori a causa dei cambiamenti climatici in atto.
Del resto, già oggi si è dovuto ricorrere ai cannoni sparaneve per rendere possibile lo svolgimento di numerose specialiltà olimpiche invernali, ed anche il turismo di stagione.
Sotto gli occhi di tutti sono le cime innevate di un tempo oggi prive di neve naturale: crollato il mito delle “nevi perenni”.
Ma se con gli sparaneve il problema potrebbe essere (tristemente) risolto, si dovrà fare letteralmente i conti con i costi di sostenibilità dell’impresa sparaneve stessa. Una neve che non potrà nemmeno resistere a lungo, dove predisposta, con l’aumento stimato delle temperature sia a bassa, sia ad alta quota, ovunque.
La dimensione del fenomeno è anche nei dati di uno studio dell’Università del Surrey, in Inghilterra, pubblicato nel 2021: delle 21 località che hanno ospitato i giochi invernali dal 1924, soltanto una potrebbe essere in grado di organizzarli ancora, vale a dire Sapporo, in Giappone.
Nel frattempo, come prevede anche l’Accordo di Parigi sul clima, è necessario ridurre le emissioni di gas che alterano il clima.
Altri studi (Università di Waterloo e Università di Innsbruck) avvertono: nel 2050, delle 93 località montane attrezzate per gli sport invernali di alto livello, soltanto 52 potranno ospitare le olimpiadi invernali, grazie all’innevamento artificiale; nel 2080, dopo trent’anni, il loro numero potrebbe scendere a 30.
Entro il 2050 non potranno più candidarsi per ospitare i giochi invernali Chamonix, Garmisch-Partenkirchen, Sochi, Vancouver, Oslo, ed altre località montane.
Chissà, forse il problema spiegato anche così, dagli esperti, servirà a far riflettere seriamente sull’emergenza.


















