“Provocano traumi, disorientamento, fughe caotiche e shock immediati negli animali selvatici, con conseguenze spesso mortali: ma anche effetti a lungo termine, come alterazioni comportamentali e danni al sistema riproduttivo. Causano panico, ansia e stress negli animali domestici. I botti in città possono danneggiare anche la vegetazione: le alte temperature e le scintille possono innescare incendi o provocare bruciature a chiome e tronchi di alberi, mentre i residui chimici ricadono sul suolo compromettendo la salute di alberi e aiuole urbane. A tutto questo si aggiunge un inquinamento atmosferico non trascurabile, per la presenza di metalli pesanti, particolato e perclorati”.
E’ quanto si legge in una nota pubblicata in questi giorni dal WWF, che ha deciso di lanciare un appello a tutti i Comuni italiani, affinchè vietino i botti di Capodanno. Un’ordinanza che è già stata accolta in varie città e paesi, ma che non trova ancora un’applicazione univoca diffusa, invece tanto necessaria per come la vedono gli ambientalisti e tutti coloro che ogni anno hanno ben compreso quali sono le conseguenze della serata dell’ultimo dell’anno con la baldoria dei botti.
La scusa della tradizione non regge più: quante altre abitudini sono state cambiate, per accoglierne di nuove e di più sicure. Eppure ogni anno si contano morti e feriti, tra persone ed animali, per non parlare dei danni causati all’ambiente, oltre tutto in grado di perdurare nel tempo.
“Uno studio realizzato a Valencia, in Spagna, dove in primavera si svolgono manifestazioni con fuochi pirotecnici, ha rilevato che gli effetti ecologici del rumore dei fuochi d’artificio possono protrarsi nel lungo periodo e influenzare negativamente il ciclo riproduttivo dei passeri.
Uno studio austriaco ha monitorato venti oche selvatiche durante la notte di Capodanno, rilevando un marcato stress fisiologico: il battito cardiaco medio è aumentato del +96% (da 63 a 124 battiti al minuto) e la temperatura corporea è salita da 38°C a 39°C, con effetti che si sono protratti fino al mattino successivo.
I bang e i flash di luce, inoltre, possono interferire con il comportamento animale in momenti particolarmente delicati come l’accoppiamento o le migrazioni, lasciando strascichi che possono manifestarsi anche nei mesi e negli anni successivi”, come illustrato dal WWF.
Secondo un’indagine dell’azienda Weenect (2024) su 652 animali domestici come i cani e i gatti, ha rivelato che il 26% si nasconde, il 20% tenta di fuggire e tra il 16% e il 24% manifesta stress persistente, anche diverse ore dopo i fuochi.
Nel 2022 a Napoli i fuochi d’artificio non autorizzati da una villa privata hanno generato un incendio nella vicina Oasi WWF Cratere degli Astroni, mandando in fumo 40 ettari di bosco tra l’oasi e il confinante Parco Regionale dei Campi Flegrei. I responsabili sono attualmente sotto processo per disastro ambientale.
Prima di accendere fuochi e botti sarebbe bene ricordare che “producono anche notevoli emissioni di sostanze altamente inquinanti, che contribuiscono in modo significativo all’inquinamento chimico del suolo, dell’acqua e dell’aria. Le detonazioni rilasciano metalli pesanti, particolato fine e perclorati, sostanze persistenti e tossiche che rappresentano un rischio per la salute umana e animale”.
Le sostanze nocive rilasciate possono accumularsi negli ecosistemi e contaminare alimenti e corsi d’acqua, con effetti che si fanno poi sentire sulla biodiversità e sull’equilibrio ambientale.
Serve spiegare altro, o portare altri esempi? In tanti si augurano che l’appello del WWF non vada disatteso e che, soprattutto, sempre più cittadini rispettino le regole, perchè davvero con i botti di Capodanno non si scherza più.



















