Raccogliendo riflessioni che sono state a suo tempo di Papa Francesco, e di Papa Leone negli ultimi mesi, la Commissione Teologica internazionale ha pubblicato recentemente un documento, intitolato “Prendersi cura della nostra Casa comune”, che invita a riflettere sui problemi dell’ambiente in un’ottica teologica.
Necessario per la Commissione, come riportato anche dal Vaticano, dare una risposta perchè la questione ecologica è anche una questione teologica: il rispetto del Creato rientra nei doveri di chi rispetta Dio. La sostenibilità ambientale passa anche dal rapporto con Dio: la crisi ecologica e sociale necessita di una nuova attenzione.
Il tema, sviluppato nel documento della CTI attraverso tre capitoli, arriva alla conclusione che tutto è connesso, in particolare lo sono gli esseri umani tra loro, quindi con Dio e con il Creato, che significa essere solidali e misericordiosi, grati nei confronti di Dio e avere a cura la “Casa comune”, il mondo in cui viviamo.
Nel testo secondo queste chiavi di lettura, si parla di fede, di filosofia, di approcci teologici, per arrivare, secondo un linguaggio comprensibile da parte di tutti, ad un appello alla “conversione ecologica”.
Sicurezza alimentare, inquinamento di aria ed acqua, distruzione dell’ambiente da parte delle guerre, la povertà, le risorse naturali in esaurimento richiedono soluzioni scientifiche e tecniche, ma anche una nuova visione culturale del problema, che punti a nuovi valori.
Da qui, la proposta di considerare un nuovo tipo di peccato: quello compiuto contro la natura. Da un’esigenza etica ad un’esigenza teologica: il peccato contro il Creato e il Creatore, che nessuno deve commettere, ma soprattutto chi è responsabile di azioni pubbliche, ponendosi prima di tutto a difesa della Casa comune.
L’uomo deve imparare a gestire il Creato, ma anche a difenderlo e in modo responsabile.




















