venerdì, 3 Luglio 2026
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I tenerumi: la cucina povera elevata a patrimonio identitario

(Foto AI)

I tenerumi, foglie e germogli tratti dalla pianta della zucca lunga siciliana, rappresentano uno dei simboli più autentici della cucina siciliana, capace di trasformare un ingrediente umile in una preparazione di grande valore gastronomico e culturale.
Ogni estate, i mercati rionali di Palermo e delle province vicine si colorano di questi tralci verdi, protagonisti assoluti di una tradizione tramandata con cura da generazione in generazione.
Piatto identitario per eccellenza, i tenerumi in Sicilia sono sinonimo di convivialità, di tavole imbandite nelle giornate calde, di famiglie riunite attorno a un profumo che appartiene alla memoria collettiva dell’isola.
La loro preparazione, semplice negli ingredienti ma ricca di gesti sapienti, custodisce un patrimonio agricolo e culinario che merita attenzione.

Ingredienti per 4 persone:
1 kg di tenerumi freschi
300 g di pasta corta come ditalini o spaghetti spezzati
3 pomodori maturi
1 cipolla bianca
2 spicchi d’aglio
olio extravergine d’oliva
sale q.b.
basilico fresco
pecorino siciliano grattugiato

Pulire i tenerumi, eliminando le fibre più coriacee e conservando foglie e germogli teneri, e lavarli accuratamente sotto l’acqua corrente.
Tritare finemente cipolla e l’aglio, e rosolare in un tegame capiente con abbondante olio extravergine, aggiungere i pomodori tagliati a cubetti e lasciare insaporire qualche minuto.
Unire i tenerumi e mescolare con delicatezza, fino ad ammorbidirli nel condimento.
Versare acqua calda fino a coprire completamente le verdure, portare a bollore e proseguire la cottura a fuoco moderato per circa venti minuti.
Calare la pasta direttamente nel tegame, aggiungendo acqua se necessario, regolare di sale e profumare con basilico fresco spezzettato a mano.
Completare la cottura fino al raggiungimento della consistenza cremosa tipica del piatto, mantecando con un filo d’olio a crudo.
Impiattare calda, in ciotole capienti, completando con un giro d’olio extravergine a crudo e una spolverata di pecorino grattugiato.

L’abbinamento ideale prevede un calice di vino bianco siciliano fresco e minerale, come il Grillo o il Catarratto, capaci di accompagnare con equilibrio la dolcezza delle verdure e la sapidità del formaggio.

I tenerumi restano testimonianza viva di una cucina povera elevata a patrimonio identitario, capace di raccontare, attraverso pochi ingredienti stagionali, la storia agricola e culturale della Sicilia.
Un piatto che continua a vivere nelle case dell’isola e che merita di essere custodito, tramandato e celebrato come vero tesoro gastronomico del Mediterraneo.

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