venerdì, 3 Luglio 2026
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Attenzione al cibo per le persone condiviso con gli animali

(Foto Respect my nature)

E’ sempre più diffusa l’abitudine di condividere il cibo con gli animali domestici, come cani e gatti, ma questa pratica non è del tutto salutare, anzi, potrebbe mettere in difficoltà la salute degli amici a quattro zampe.

Come si legge in una relazione, secondo i dati emersi dal recente sondaggio condotto da Dog Food Advisor e ripreso da autorevoli testate come Pet Food Processing, oltre la metà dei proprietari di cani (56%) ritiene che la dieta dei propri compagni di vita debba ricalcare fedelmente quella umana, traducendosi molto spesso nella scelta di mettere gli avanzi nella ciotola o cucinare “pappe umanizzate”.
Una tendenza che riguarda anche i gatti. Come evidenziato da due recenti ricerche pubblicate su Journal of Feline Medicine and Surgery e Scientific Reports, il fenomeno dell’umanizzazione colpisce i felini in misura leggermente minore: circa un proprietario su 5 (20%) integra l’alimentazione principalmente con avanzi (36%).

L’impatto di questa scelta è stato misurato dai ricercatori della UC Davis School of Veterinary Medicine in uno studio pubblicato sul Journal of the American Veterinary Medical Association: su 114 ricette fai-da-te per gatti analizzate, il 100% è risultato inadeguato non riuscendo soddisfare i requisiti nutrizionali minimi. Oltre la metà presentava carenze di taurina (vitale per cuore e vista), mentre il 7% conteneva persino ingredienti potenzialmente tossici come aglio e cipolla. È quanto emerge da un monitoraggio condotto dallo Schesir Respect My Nature Index su un ampio panel di testate internazionali e studi scientifici, coinvolgendo anche esperti veterinari, per capire quanto sia importante alimentare gli amici a 4 zampe rispettando la loro natura.

Come sottolineano gli esperti, il corpo di un cane o di un gatto risponde a un codice biologico diverso da quello umano: alterare il loro corretto apporto nutrizionale con preparazioni improvvisate, o affidarsi al “sentito dire”, espone i pet a potenziali scompensi nutrizionali cronici e a pericolose carenze di micronutrienti essenziali.

E il rischio clinico ed energetico si amplifica drasticamente proprio durante la stagione estiva.
“Non basta l’affetto, occorre rispettare l’identità biologica dell’animale: una dieta completa e bilanciata è essenziale per proteggerlo dallo stress termico estivo e prevenire patologie. Rispettare la loro natura significa assecondare bisogni nutrizionali unici, che cambiano radicalmente in base a specie, età, stile di vita e condizioni specifiche. Pensiamo ai gatti: uno studio del British Journal of Nutrition ha svelato come in natura le loro prede siano mammiferi (78%), uccelli (16%), rettili/anfibi (3,7%) e invertebrati (1,2%): parliamo quindi di veri carnivori, con un apporto energetico giornaliero derivante dalle proteine pari al 52%, dai grassi al 46% e da elementi non-proteici solo al 2%. Lo studio ha inoltre evidenziato come i gatti domestici adulti a cui viene data la possibilità di scegliere gli alimenti optino per il 52% dell’apporto energetico giornaliero da proteine, per il 36% da grassi e solo il 12% da carboidrati: ecco perché dobbiamo rispettare la loro natura con una dieta coerente alla natura evolutiva.

I pet necessitano di precisi fabbisogni nutrizionali: proteine di alta qualità per muscoli e tessuti (con un fabbisogno nettamente superiore nel gatto), lipidi per l’energia e le funzioni cognitive, un esatto bilanciamento di vitamine e minerali, e una corretta assunzione di acqua, fondamentale per l’idratazione e il mantenimento dell’omeostasi elettrolitica. Le esigenze, inoltre, cambiano per specie: il gatto esige nella dieta taurina, vitamina A preformata e acido arachidonico, mentre per il cane è imperativo calibrare aminoacidi e acidi grassi essenziali.

L’umanizzazione della dieta può portare infine ad assumere sostanze per noi innocue ma per loro tossiche come ad esempio cioccolato, caffè, alcolici, uva, uvetta, avocado, xilitolo e vegetali come aglio e cipolla. Da bandire anche gli impasti lievitati crudi, le ossa cotte (per il grave rischio di occlusioni o lesioni intestinali) e i farmaci a uso umano, se non esplicitamente prescritti dal veterinario”, spiega Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir, realtà italiana leader a livello globale nella nutrizione naturale per cani e gatti.

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