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I negozi di vicinato devono riaprire: l’appello del sindaco di Parabiago

(Foto da web)

Sebbene da lunedì 12 aprile con il passaggio della Lombardia in zona arancione, anche le attività commerciali riapriranno i battenti, rimane interessante e non “scade” l’appello del sindaco di Parabiago, Raffaele Cucchi, diffuso nelle scorse ore, per chiedere a chi governa il Paese di farlo con buon senso a favore, in particolare, delle attività dei negozi di vicinato nei centri urbani.

“Ci siamo impegnati con determinazione e notevole impegno sin dall’inizio di questa emergenza sanitaria, abbiamo attivato tutte le misure, i controlli e la gestione locale di questa pandemia, non sempre abbiamo riscontrato coerenza nelle linee da seguire, ma lo abbiamo fatto e la maggior parte dei cittadini parabiaghesi lo hanno fatto assieme a noi amministratori. Siamo in questa situazione da più di un anno, siamo stanchi e intolleranti, ma teniamo duro comunque. Oggi la curva dei contagi della nostra città fa ben sperare l’inizio di una fase discendente, forse è il caso di avviare una riapertura. Fortunatamente in questi giorni sono state riaperte le scuole per alcune fasce di età, ma ancora non si ha il coraggio di riaprire i punti di vendita al dettaglio che stanno subendo una vera ingiustizia. Non poter vendere ha una ripercussione in termini di reddito su chi ha investito in un’attività rischiando in proprio: dietro a ogni attività locale ci sono famiglie che hanno mutui da pagare, figli da crescere e magari anche persone fragili da accudire. Non si comprende come mai gli store online vengono considerati luoghi sicuri nella prevenzione della diffusione del Covid, mentre, nei centri urbani, un negozio di vicinato che comporta un’affluenza di solo alcune persone al giorno, sì: la vendita online comporta attività vere e proprie, magazzini da gestire, logistica e corrieri. Pertanto, se tutta questa filiera viene considerata “sicura”, come mai il lavoro dei negozianti no? Ricordiamolo: i negozi di vicinato danno lavoro non solo alle persone inserite nel comparto, ma anche alle aziende artigiane e alle piccole/medie attività produttive italiane. Certo, occorre avere il coraggio di evitare l’apertura dei centri commerciali che sono, invece, luogo artificiale e chiuso, non propriamente idoneo per contenere la diffusione della pandemia”, il pensiero di Cucchi.

D’accordo con Cucchi il Presidente di Cofcommercio Associazione Territoriale di Legnano, Paolo Ferrè: “Al termine della precedente ondata, ai negozi di vicinato è stata data l’aspettativa che, se avessero fatto una serie di investimenti per garantire il distanziamento, avrebbero potuto tenere aperta la propria attività. Al loro disagio si aggiunge anche l’ingiustizia che stanno vivendo gli ambulanti, che sono a tutti gli effetti commercianti, oltretutto operando all’aperto garantiscono maggior sicurezza per il contenimento del contagio, ma non si comprende perché possano lavorare solamente gli alimentari”.

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