domenica, 6 Settembre 2026
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Emergenza siccità e fiumi in secca: in Lombardia un controllo su cinque svela prelievi idrici abusivi

Nel pieno di un’estate torrida, con i termometri che non danno tregua e i principali fiumi e laghi della Lombardia con livelli idrometrici eccezionalmente bassi, c’è chi preleva acqua pubblica senza averne alcun diritto. È quanto emerge dal bilancio della “Campagna controlli sui prelievi idrici” condotta dal Comando Regione Carabinieri Forestale “Lombardia” tra il 15 e il 31 luglio 2026 per tramite dei 69 Nuclei Carabinieri Forestali e 5 Nuclei Carabinieri Parco presenti sul territorio regionale.

Un’operazione straordinaria, promossa in base all’accordo triennale tra il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) e la Regione Lombardia per l’impiego delle unità Carabinieri Forestali, che ha fotografato una situazione da monitorare: un impianto di prelievo su cinque è risultato fuori regola.

Come spiegato in una nota, i Carabinieri Forestali hanno passato al setaccio i punti nevralgici del sistema idrico regionale, concentrandosi sia sui grandi specchi d’acqua alpini – Garda, Como, Maggiore e Iseo – sia lungo le aste di fiumi cruciali come il Po, il Serio, l’Adda, l’Oglio e il Mincio, senza tralasciare i torrenti montani e i loro affluenti. Un monitoraggio capillare reso urgente dalla gravissima carenza d’acqua che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura e minacciando la tenuta degli ecosistemi locali.

Su 108 ispezioni effettuate su canali e punti di prelievo, la specialità forestale dell’Arma dei Carabinieri ha accertato 22 illeciti amministrativi, con un tasso di irregolarità complessivo del 20%. L’importo delle sanzioni amministrative elevate ammonta a 46.500 euro. Una cifra che rappresenta il minimo previsto dalla legge: per questo genere di violazioni legate alla polizia delle acque, infatti, non è ammesso il pagamento in misura ridotta (oblazione). Sarà ora l’Autorità amministrativa a stabilire la cifra esatta che i trasgressori dovranno versare.

I Carabinieri Forestali hanno registrato principalmente due tipi di condotte illegali: captazioni totalmente abusive, veri e propri prelievi “pirata”, realizzati in totale assenza di concessioni di derivazione o licenze demaniali; contatori fantasma o guasti, la mancata installazione (o il mancato funzionamento) dei dispositivi obbligatori per misurare la portata e i volumi d’acqua prelevati, oltre all’omessa trasmissione annuale dei consumi effettivi agli enti di controllo.

Il controllo del territorio da parte dei Carabinieri Forestali si conferma strumento essenziale per la tutela di una risorsa esauribile e preziosa quale l’acqua, garantendone un uso sostenibile, equo e, soprattutto, legale.

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