I dati diffusi dal Ministero della Transizione Ecologica parlano molto chiaro: non sembra proprio arrestarsi il rincaro dei carburanti in Italia. Come riportato dal MITE, il prezzo medio della benzina alle pompe self service è aumentato nell’ultima settimana di circa 1,8 centesimi, passando da 1,778 euro a 1,797. Il prezzo del diesel è salito di 2,0 centesimi, da 1,647 a 1,667 euro. Stabile il costo del Gpl, aumentato da 0,816 euro a 0,817.
E a difesa dei consumatori scende in campo la Codacons: “Gli incrementi hanno effetti devastanti sulle tasche dei consumatori: solo per i rifornimenti di carburante una famiglia spende oggi 380 euro in più all’anno. Agli effetti diretti vanno aggiunti quelli indiretti sui prezzi al dettaglio, considerato che in Italia l’85% della merce viaggia su gomma, e che a costi di trasporto più elevati corrispondono listini al dettaglio più cari, con un duplice danno per le tasche delle famiglie. Non a caso nelle ultime settimane si stanno registrando in Italia preoccupanti incrementi dei prezzi al dettaglio, che colpiscono proprio i beni trasportati, a partire da alimentari e ortofrutta”, denuncia il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.
Le misure adottate finora dal Governo non convincono Assoutenti: “Occorre introdurre strumenti in grado di sterilizzare l’Iva e ridurre le accise (voci che, sommate, pesano per quasi il 60% su ogni litro di benzina venduto in Italia, 55,1% sul gasolio) quando i prezzi alla pompa salgono oltre una certa. Soltanto così sarà possibile contenere la crescita dei listini e limitare gli effetti indiretti del caro-benzina sui prezzi dei prodotti trasportati e sui costi per industria e imprese”, il commento di Furio Truzzi, presidente di Assoutenti.



















