Cioccolato fondente affinato in grotta, cedro semicandito e polvere di capperi disidratati sotto sale.
Gusci costruiti su mandorla o carruba senza una sola fava di cacao, pasta kadayif, i sottili filamenti della pasticceria mediorientale, abbinata a crema di pistacchio in un uovo bicolore.
Fave di cacao venezuelane tostate in granella dentro un fondente da dieci esemplari totali.
Per chi cerca l’insolito, il mercato artigianale del 2026 delle uova di Pasqua offre una mappa di ingredienti estremi che vale la pena percorrere.
Il caso più radicale di questa stagione è l’uovo affinato in grotta, un fondente 72% che matura nello stesso ambiente sotterraneo dove riposano formaggi, salumi e sottaceti, con la superficie trattata al burro di cacao spray che restituisce l’effetto materico del tufo.
All’interno, barrette con cedro semicandito e polvere di capperi disidratati sotto sale, una combinazione che appartiene alla cucina di ricerca molto più che alla pasticceria di stagione.
Sul fronte degli ingredienti estremi, le fave di tonka, lo zafferano, il peperoncino e il frutto della passione abbinati al cioccolato fondente non sono più nicchia, sono diventati una categoria stabile dell’offerta artigianale, con abbinamenti che puntano sul contrasto netto invece che sulla dolcezza.
La stessa logica governa i gusci di “non-cioccolato”, mandorla o carruba lavorate con burro di cacao e zucchero al posto delle fave con profili aromatici vegetali e secchi che il cacao tradizionale non conosce. Mais tostato salato, erba di grano, lampone, ingredienti che in questo contesto cercano più scenografia che golosità.
Il trend più discusso del 2026 arriva dal Medioriente con il “Dubai chocolate”, crema al pistacchio e pasta kadayif dentro un guscio bicolore, metà cioccolato al latte metà cioccolato al pistacchio che ha trovato nel formato uovo una sua versione italiana.
La texture che ne risulta, con l’alternanza di cremosità e croccantezza dei filamenti di pasta, non ha precedenti nella tradizione pasticcera italiana.
Sul fronte del cacao puro, le edizioni limitate costruite su undici strati sovrapposti di Grand Cru da Ghana, Tanzania, Guatemala e Venezuela, dieci esemplari in tutto, portano nel formato uovo una logica da degustazione, ogni strato ha una provenienza diversa, un profilo aromatico diverso, una tostatura diversa.
Il monorigine Java lavora su note di panna e caramello, rotondo e meno amaro di quanto ci si aspetti, mentre le fave venezuelane tostate in granella dentro un fondente portano invece tabacco, frutta secca e spezia, con una persistenza lunga al palato.
Tra le proposte più distanti dalla tradizione c’è l’uovo gelato, un guscio di cioccolato che racchiude conetti assortiti con inserti croccanti e decorazioni, trasformando un prodotto individuale in qualcosa pensato per stare al centro della tavola e essere condiviso.
Un formato che cambia anche il momento del consumo, spostandolo dal mattino di Pasqua al dessert del pranzo.




















