Una borsa piena di oggetti che appartengono ad un’altra quotidianità: un romanzo, un taccuino, una rivista, una matita, un cruciverba, qualche filo per ricamare.
È questa l’idea dell’analog bag, una tendenza che sta circolando sui social e che accompagna il ritorno di interesse per attività manuali e passatempi lontani dagli schermi.
Non esiste un modello preciso.
L’analog bag viene costruita in base alle abitudini di chi la porta: può contenere un libro tascabile e un’agenda oppure un piccolo progetto di uncinetto, un album da disegno, una macchina fotografica analogica o un mazzo di carte.
Anche la borsa non ha caratteristiche particolari, spesso è una semplice tote bag o uno zaino già utilizzato, scelto come contenitore per tutto ciò che può essere fatto senza una connessione.
Il fenomeno si inserisce nella crescente popolarità di attività che richiedono una partecipazione manuale e tempi meno immediati.
Ricamo, maglia, uncinetto, disegno, scrittura a mano, fotografia su pellicola sono tornati a occupare spazio nell’offerta commerciale e nei contenuti condivisi online, non più soltanto hobby legati a generazioni precedenti, ma reinterpretazioni di un pubblico giovane, spesso attraverso estetiche contemporanee e comunità nate sui social.
Gli oggetti sono scelti per essere utilizzati durante un viaggio, una pausa, una coda o una sala d’attesa, senza bisogno di preparazioni particolari.
La lettura resta probabilmente l’attività più immediata, ma accanto ai libri compaiono sempre più spesso piccoli progetti creativi che possono essere iniziati e interrotti facilmente.
Il fenomeno però ha anche un curioso risvolto della medaglia perché l’analog bag è diventata un fenomeno digitale mentre proponendo attività che dal digitale vorrebbero prendere le distanze, con TikTok e Instagram che ne hanno favorito la diffusione, trasformandola in una tendenza virale, riconoscibile e replicabile.
Inoltre mostrare il contenuto della propria borsa è diventato parte integrante della tendenza: libri, quaderni, penne e materiali creativi vengono fotografati e organizzati secondo gusti personali.
La borsa diventa così una sorta di ritratto degli interessi di chi la porta, oltre che un oggetto funzionale.
Il suo successo si lega anche alla crescente attenzione verso il rapporto con gli schermi. Il tema non riguarda soltanto la quantità di tempo trascorso on line, ma il modo in cui le tecnologie hanno modificato le abitudini quotidiane.
Attività che un tempo riempivano naturalmente i tempi morti leggere qualche pagina, scrivere, disegnare, sfogliare una rivista, oggi competono con un’offerta praticamente inesauribile di contenuti digitali.
L’analog bag non rappresenta però un totale rifiuto della tecnologia.
Il telefono continua a essere utilizzato per comunicare, lavorare, informarsi e organizzare la giornata, la scelta riguarda piuttosto una parte circoscritta del tempo libero e la possibilità di recuperare attività che non hanno bisogno di notifiche, connessioni o aggiornamenti.
È una tendenza semplice, ma il suo interesse sta proprio nella semplicità.
Un libro, un quaderno o un lavoro iniziato a maglia possono tornare a essere compagni di viaggio e di attesa, questa volta con un significato diverso.
Più che nostalgia per un mondo precedente, l’analog bag racconta quindi il desiderio di recuperare una parte del tempo che la tecnologia ha reso continuamente occupabile.
Non tutto ciò che resta libero deve necessariamente essere riempito e, per chi sceglie di farlo, la soluzione può stare semplicemente dentro una borsa.


















