La notizia si sta diffondendo da giorni anche nelle principali città italiane, soprattutto dove risiedono cittadini originari dell’Albania: è in corso una grande mobilitazione a Tirana, per dire no alla costruzione di un resort di lusso, nella zona naturalistica di Zvërnec, a Sud del Paese, dove si trovano la laguna di Narta e l’isola di Sazan, progetto voluto da Ivanka Trump e dal consorte Jared Kushner, sostenuto da alcuni imprenditori del Qatar.
I manifestanti intendono tutelare quell’area paesaggistica ancora incontaminata, paradiso di alcune specie faunistiche che vi hanno trovato dimora, come i fenicotteri.
Mentre in Albania le dimensioni della protesta sono diventate in pochi giorni sempre più vaste, ed indirizzate anche al primo ministro Edi Rama, che avrebbe avvallato il progetto per interessi personali (l’entità dell’investimento sul territorio albanese si aggira attorno ai 4 miliardi), anche in Italia sono state avviate diverse manifestazioni di protesta, per portare a conoscenza la lotta in corso in Albania anche tra il popolo italiano, e gli albanesi che vivono a Milano, Varese, Roma ed altre città.
Nel capoluogo lombardo si è svolta ieri una manifestazione davanti al Castello Sforzesco, cui hanno partecipato anche albanesi da Legnano.
Tra loro Aleks Vulaj, con una delegazione della comunità albanese dell’Alto Milanese, che racconta cosa sta accadendo: “Oggi è il 23esimo giorno di protesta contro il primo ministro, persona che consideriamo non più idonea a ricoprire il suo ruolo. La faccenda della laguna minacciata dal progetto del nuovo complesso turistico è stata come la classica goccia che fa traboccare il vaso, vale a dire l’ennesimo motivo per dire basta alle scelte di Edi Rami, che non tutelano né l’Albania, né il suo popolo. Noi siamo lontani ma vicinissimi a quanto succede nel nostro Paese di origine, certi che si debba dire basta ad un governo che non aiuta i cittadini e adesso vorrebbe anche cedere le bellezze dei luoghi per il bene di pochi”.
Il momento storico sembra essere in queste setiimane tra quelli più critici per l’Albania, con la grande mobilitazione che non intende scemare finchè il primo ministro non si sarà dimesso.
Al momento la protesta è pacifica, ma con gli attivisti intenzionati ad andare fino in fondo.
A Legnano e dintorni ci sono già alcuni albanesi pronti a partire, per partecipare di persona alle manifestazioni in corso.





















