I treni ad alta velocità hanno fatto, e fanno discutere in Italia dividendo l’opinione pubblica in due correnti di pensiero: chi è a favore guarda ai treni veloci come ad una grande opportunità per il Paese, per collegarsi al resto dell’Europa, rispettandone i tempi, le dinamiche, le fasi di sviluppo che necessitano il raggiungimento in tempi brevi di obiettivi e sedi.
Chi è contro la TAV, o meglio, il Treno ad Alta Velocità, teme i grossi investimenti economici, a scapito di quelli più piccoli, che servirebbero per rinnovare infrastrutture di collegamento interne, linee ferroviarie vetuste soprattutto nel Sud d’Italia, dove circolano spesso treni ancora su un unico binario.
Troppa evoluzione da un lato, e troppo poca dall’altro: sotto certi aspetti in Italia tutto il sistema ferroviario avrebbe bisogno di adeguamenti, miglioramenti, implementazioni prima di tutto interni al Paese, prima di viaggiare velocissimi al di fuori. Ma il business, la crescita, l’economia, la cultura, lo scambio devono avvenire oltre confine e in tempi brevi, con i collegamenti veloci.
I lettori che hanno risposto al sondaggio di Settenews.it, alla domanda “Sei favorevole alla TAV”, sono stati per il “Si” il 63,79%, e per il “No” il 36,21%.
In tempo reale oggi viaggiano i messaggi e le comunicazioni multimediali: anche le persone si devono spostare in tempi produttivamente sostenibili.
Probabilmente una cosa non esclude l’altra, come è stato spiegato anche da alcuni rappresentanti di Governo: investire nella TAV non vuol dire non investire più per i collegamenti ferroviari interni al Paese, per il rinnovo della rete. Se non rimarranno soltanto delle promesse, anche l’Italia potrà vivere il rinnovamento, in sintonia e “in tempo” con il resto dell’Europa.


















