La discussione si apre ogni anno, nei mesi che intercorrono tra la fine dell’anno scolastico e l’inizio di quello nuovo: i compiti delle vacanze sono obbligatori? Cosa succede se si torna a scuola senza averli fatti? Domande in questa settimana di riapertura delle scuole.
Differenti le correnti di pensiero, che coinvolgono i ragazzi, i genitori e gli insegnanti, là dove non sussiste l’obbligatorietà dal punto di vista ministeriale, ma quella “morale”, tra pro e contro, tempo speso bene e tempo perso da dedicare piuttosto allo svago.
I compiti delle vacanze non sono obbligatori ma fortemente consigliati, e valgono quale occasione di ripasso, di revisione e di approfondimento degli argomenti di scuola, durante un periodo che ogni studente può gestire come meglio crede, lasciando una buona fetta delle proprie giornate allo svago e al riposo.
A discrezione degli insegnanti l’assegnazione dei compiti, soprattutto in merito alla “quantità”, perché pochi o tanti che siano devono essere efficaci, mirati, e lasciare spazio alle vacanze nel senso vero del termine.
“I compiti sono importanti, durante l’anno scolastico come nelle vacanze. Dipende da come si interpretano: non devono essere vissuti come un obbligo, ma come un’opportunità di revisione soprattutto degli argomenti in cui magari ci si sente meno pronti. Agli studenti e ai loro genitori il rispetto di quanto consigliato dagli insegnanti; ai docenti il compito di ripartire con il nuovo anno scolastico verificando i compiti svolti nell’estate, con la giusta dose di serenità e comprensione”, spiegano alcuni insegnanti di scuola media.
Buon senso da entrambe le parti: impegno richiesto ai ragazzi e serietà, che nella vita non guasta, elasticità agli insegnanti. Tanto con il nuovo anno… si riparte.



















