Le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 celebrano l’incontro tra due territori che raramente dialogano in cucina dove Milano porta il suo risotto, piatto simbolo della tradizione gastronomica metropolitana e Le montagne rispondono con zafferano prodotto in alta quota e formaggi d’alpeggio.
Il risultato è un piatto che racconta questa unione: cremoso, raffinato, sorprendentemente equilibrato.
Lo zafferano di montagna coltivato in Trentino e in Valtellina possiede caratteristiche diverse da quello tradizionale. Cresciuto sopra i mille metri, sviluppa note più delicate e meno pungenti con sentori floreali che si combinano perfettamente con i formaggi stagionati.
I formaggi d’alpeggio come Bitto, Casera, Silter portano al piatto la sapidità e la complessità che solo il latte di mucche nutrite ai pascoli montani può conferire.
Questo risotto rappresenta così due identità che si completano creando qualcosa di nuovo senza tradire le proprie radici.
Ingredienti per 4 persone
320 g di riso Carnaroli
100 g di Bitto stagionato
80 g di Casera DOP
60 g di Fontina valdostana
50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
1 bustina di zafferano di montagna (0,25 g)
1 scalogno medio
100 ml di vino bianco secco
1,2 litri di brodo vegetale
60 g di burro
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale e pepe nero macinato fresco
Preparare il brodo vegetale e mantenerlo caldo durante tutta la cottura del risotto, la temperatura costante del brodo garantisce la giusta cremosità finale.
Tagliare il Bitto, il Casera e la Fontina a cubetti piccoli e uniformi e lasciarli a temperatura ambiente per almeno venti minuti così si scioglieranno meglio rendendo il risotto più cremoso e omogeneo.
Tritare finemente lo scalogno.
In una casseruola dal fondo spesso sciogliere 30 grammi di burro con l’olio extravergine, unire lo scalogno tritato e farlo appassire a fiamma dolce fino a completa trasparenza, evitando qualsiasi doratura.
Aggiungere il riso Carnaroli e tostarlo per tre minuti a fiamma vivace, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno, il riso dovrà diventare traslucido ai bordi mantenendo il cuore bianco.
Sfumare con il vino bianco e lasciarlo evaporare completamente mescolando, il profumo alcolico dovrà scomparire del tutto prima di procedere con l’aggiunta del brodo.
Iniziare ad aggiungere il brodo caldo un mestolo alla volta aspettando che il liquido venga completamente assorbito prima di aggiungerne altro.
A metà cottura sciogliere lo zafferano di montagna in un mestolo di brodo caldo e aggiungerlo al risotto.
Mescolare energicamente per distribuire uniformemente il colore dorato e il profumo caratteristico.
Continuare la cottura aggiungendo brodo secondo necessità.
Due minuti prima della fine della cottura aggiungere i cubetti di Bitto, Casera e Fontina mescolando vigorosamente per incorporare i formaggi che devono sciogliersi completamente creando una crema omogenea.
Spegnere il fuoco, aggiungere il Parmigiano grattugiato e i restanti 30 grammi di burro freddo tagliato a pezzi.
Mantecare con energia per almeno due minuti, compiendo movimenti circolari decisi, il risotto deve diventare lucido e ondeggiante, questo è il segnale della perfetta mantecatura.
Aggiustare di sale e pepe nero macinato al momento.
Lasciare riposare il risotto coperto per un minuto prima di servire.
Servire il risotto caldo in piatti fondi leggermente riscaldati, distribuire con un cucchiaio creando un’onda naturale al centro del piatto senza appiattire o comprimere.
Il risotto deve mantenere la sua cremosità e non deve mai risultare compatto.
Completare con una leggera grattugiata di pepe nero e, se disponibile, qualche pistillo di zafferano di montagna come decorazione.
Accompagnare con un vino bianco strutturato come un Valtellina Superiore Sforzato oppure un Franciacorta Satèn: l’acidità e la mineralità di questi vini bilanciano la cremosità del piatto senza coprirne i sapori delicati.
Questo risotto rappresenta più di una semplice ricetta gourmet, è il manifesto gastronomico delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Due territori distanti geograficamente e culturalmente trovano nel piatto un terreno comune dove dialogare.
Milano offre la tecnica, la precisione della mantecatura, il rigore della cottura.
La montagna porta la materia prima d’eccellenza, i formaggi che raccontano pascoli e stagionature, lo zafferano che profuma di alta quota.
Il risultato finale celebra entrambe le identità dimostrando che l’incontro tra tradizioni diverse genera sempre ricchezza.
Un piatto che meriterà di essere replicato ogni volta che si desidera portare in tavola l’eccellenza italiana.



















