giovedì, 14 Maggio 2026
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Oggi nelle sale italiane “Il diavolo veste Prada 2”: Miranda Priestly è tornata

Ci sono film che appartengono a una generazione, che entrano nel linguaggio comune, nei riferimenti quotidiani, nei modi di dire. “Il diavolo veste Prada” è uno di questi.
Dal 2006 a oggi, Miranda Priestly è diventata un archetipo culturale, la figura del potere freddo, elegante e spietato che il cinema ha raramente saputo ritrarre con tale precisione. Vent’anni dopo, Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci sono di nuovo insieme nel sequel che arriva oggi nelle sale italiane, e lo fa con l’Italia come protagonista.

Da oggi, 29 aprile, Il diavolo veste Prada 2 esce nelle sale di tutt’Italia in prima assoluta, l’uscita americana è fissata invece per il primo maggio, con il pubblico italiano che ha la precedenza sul resto del mondo.
Una scelta distributiva tutt’altro che casuale per un film che ha girato una parte consistente delle sue scene proprio nel Bel Paese.
Tra giugno e ottobre 2025, dopo aver girato tra le strade di New York, la produzione si è spostata a Milano.
Il Quadrilatero della Moda, Piazza Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele II hanno fatto da sfondo alle riprese notturne, mentre per le sequenze di maggiore lusso la produzione ha scelto Villa del Balbiano, sul Lago di Como, location affacciata sull’acqua, con i suoi saloni affrescati e i giardini terrazzati, una delle dimore più fotografate d’Italia.

Ma la location che ha sorpreso di più è Villa Arconati, a Castellazzo di Bollate, dimora storica voluta nel Seicento da Galeazzo Arconati come luogo di prestigio, cultura e potere
Dai trailer si riconoscono la Corte Nobile con il colonnato in granito, lo Scalone d’onore con la copia del Laocoonte dei Musei Vaticani e la spettacolare Sala di Fetonte, dove Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci e Simone Ashley hanno girato insieme.
Una villa ancora poco conosciuta in Italia che Hollywood ha trasformato in uno dei set più raffinati del film.
Le altre location milanesi comprendono il cortile della chiesa di Santa Maria delle Grazie, Palazzo Clerici.
Per il Cenacolo Vinciano la produzione ha adottato una soluzione diversa: l’interno del museo è stato ricreato interamente in un teatro di posa, perché qualsiasi illuminazione utilizzata durante le riprese avrebbe danneggiato il dipinto.

La trama riporta Andrea Sachs nella redazione di Runway a vent’anni di distanza, mentre Miranda Priestly si trova a fare i conti con i social media e il fast fashion.
Il mondo del giornalismo di moda cartaceo è in crisi, Runway è un crisi, l’unica soluzione passa attraverso un accordo con Emily Charlton, ora CEO di un grande gruppo del lusso, interpretata da una Emily Blunt che nel primo film era la spalla acida e impeccabile, e che in questo sequel torna con un peso narrativo completamente diverso.

Il cast originale è al completo.
Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci sono affiancati da una serie di new entry di peso: Kenneth Branagh, Justin Theroux, Lucy Liu, Simone Ashley, Pauline Chalamet e B.J. Novak.
La regia è ancora affidata a David Frankel, la sceneggiatura ad Aline Brosh McKenna, gli stessi del 2006. Una scelta di continuità che, nel cinema dei sequel, è sempre una scommessa, riportare le stesse mani su un materiale che il pubblico ricorda perfettamente significa non avere margine di errore.
La colonna sonora porta la firma di Lady Gaga e Doechii, con un brano originale intitolato Runway, pubblicato il 9 aprile scorso in stile house pop.
Un dettaglio che dice molto sul tono del film: contemporaneo, consapevole del proprio momento, costruito per parlare anche a chi nel 2006 era troppo giovane per vederlo al cinema o non c’era ancora.
La moda italiana, le sue strade, le sue architetture: tutto questo è dentro il film, e il pubblico che andrà in sala lo riconoscerà.

Il diavolo veste Prada 2 arriva con un peso molto raro per un sequel.
Il primo film ha lasciato un’impronta troppo precisa per poter essere ignorata, e il rischio del confronto è reale, ma la scelta di ambientare una parte determinante della storia in Italia aggiunge una dimensione che il film originale non aveva.

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