Si intitola “La mondina”, il nuovo libro di Silvia Montemurro, edito nel 2025 dalla casa editrice E/O.
Il romanzo è ambientato all’inizio del ‘900 e, per essere più precisi, nel 1913, tra le risaie vercellesi e i buoni salotti borghesi, dove si svolge una storia di silenzi, inganni e maternità.
E’ la storia di Lena, che a soli quindici anni è già orfana di madre e padre, non ha tempo di studiare ma deve lavorare, lavora come mondina nelle risaie vicino al rione Capuccini a Vercelli, come tante altre donne.
Allora il lavoro nelle risaie era svolto da giovani donne, spesso di bassa estrazione sociale, che stagionalmente, da aprile a giugno, strappavano le erbe infestanti o trapiantavano manualmente le piantine di riso, immerse nell’acqua per ore in condizioni di grande fatica.
Non è una lettura leggera: è densa, dolorosa e necessaria, e fa capire quante cose le donne, negli anni, hanno dovuto subire e accettare.
Lena scoprirà presto che dietro i sorrisi dei signori si nasconde qualcosa. Un giorno si avvicina Grazia, la moglie del padrone, che la invita a passare un po’ di tempo a Torino. Lei accetta subito, ma non tarda a capire il motivo dell’invito, e che il suo incubo peggiore sarà Fernando, il padrone. Lui inizia fin da subito a farle certe visite di notte, finchè Lena rimane incinta.
In casa capiscono subito tutto e Grazia, che è impossibilitata ad avere figli e che ha sempre sognato di cullare un bimbo, se all’inizio aveva pensato di adottare Lena, ora vuole diventare la madre del bambino di Lena. Ad aprire gli occhi a Lena, ci pensano una domestica e un’amica che gli fanno capire il progetto di Grazia.
Lena è la voce del dolore e della resistenza. E’ una ragazza che non ha nulla, ma che cerca comunque di non essere sopraffatta dagli eventi.




















