C’è un’immagine che più di ogni altra rappresenta la figura di Umberto Eco: una biblioteca immensa, fatta di corridoi di libri, dove ogni volume è una porta verso un altro mondo. Non è soltanto una suggestione letteraria. Per chi ha letto le sue opere o studiato il suo pensiero, Eco è stato davvero un custode di labirinti: quelli della conoscenza, dei segni, delle interpretazioni.
Da questa immagine nasce “Il custode dei labirinti”, il nuovo libro firmato da Roberto Bombassei, un’opera che sceglie una forma narrativa originale: un dialogo immaginario con il grande intellettuale italiano, costruito attraverso domande, citazioni autentiche e riflessioni sul futuro della cultura.
Il volume attraversa i temi più cari all’autore de Il nome della rosa: i libri, le biblioteche, la semiotica, il potere dei segni, la responsabilità del lettore e il destino della conoscenza nel mondo contemporaneo.
“Ho voluto raccontare Eco non come un monumento accademico, ma come una presenza viva, una mente capace di dialogare ancora con il nostro tempo. Eco è stato uno dei grandi custodi della complessità”, spiega l’autore.
Il libro si sviluppa come una lunga intervista immaginaria, quasi una conversazione notturna tra scaffali e manoscritti, dove Eco torna a parlare di ciò che ha reso unico il suo pensiero: il rapporto tra sapere e interpretazione.
“Umberto Eco ci ha insegnato che il mondo non è fatto solo di fatti, ma di segni da decifrare. Il suo insegnamento più grande è che leggere significa imparare a non essere manipolati”.
Non a caso il libro dedica ampio spazio alle biblioteche, simbolo centrale dell’opera di Eco. Nel celebre romanzo medievale che lo ha reso famoso in tutto il mondo, la biblioteca diventa un labirinto del sapere, un luogo dove la conoscenza può salvare o distruggere.
Il volume affronta anche il rapporto tra cultura e modernità, riprendendo alcune delle riflessioni più lucide dell’intellettuale piemontese sul presente digitale. Eco, infatti, non temeva il futuro, ma invitava a viverlo con spirito critico e consapevolezza.
“Il messaggio di Eco è più attuale che mai. In un’epoca dominata dalla velocità delle informazioni, lui ci ha insegnato la lentezza dell’interpretazione”. Tra le pagine del libro emergono anche le passioni più curiose del pensatore italiano: l’interesse per il Medioevo, il fascino per i labirinti della conoscenza, la sua ammirazione per studiosi visionari come Athanasius Kircher e per l’immenso patrimonio simbolico delle biblioteche europee.
Ma soprattutto emerge una figura: quella di un intellettuale che ha saputo unire rigore accademico e immaginazione narrativa.



















