Nel giorno della Festa del Papà, mentre i mass media celebrano la figura paterna con narrazioni edulcorate e simboliche, migliaia di padri in Italia vivono una realtà profondamente diversa, segnata da una progressiva esclusione dalla vita dei propri figli. Una contraddizione evidente, che pone interrogativi non soltanto sul sistema giudiziario, ma anche sul racconto pubblico e mediatico della genitorialità. E’ questa l’opinione dell’associazione Codici, dopo il 19 marzo.
Come si legge in una nota, in Italia oltre 160mila famiglie ogni anno attraversano una separazione o un divorzio. La legge prevede l’affido condiviso come regola. Ma la realtà sembra raccontare una storia diversa: nella quasi totalità dei casi i figli restano con la madre, mentre il padre è progressivamente escluso dalla vita quotidiana dei propri figli. I dati Istat e le ricerche internazionali dimostrano che l’Italia è tra i Paesi europei con il più basso tasso di affido equo effettivo. Una situazione scoraggiante e preoccupante, su cui l’associazione Codici invita alla riflessione.
“Secondo il più recente report dell’Istat (Matrimoni, Unioni Civili, Separazioni e Divorzi – Anno 2023, pubblicato il 22 novembre 2024), nel 2023 in Italia si sono registrate 82.392 separazioni e 79.875 divorzi. Si tratta di oltre 160mila nuclei familiari che ogni anno si frammentano, con decine di migliaia di minori coinvolti in procedimenti che ridefiniscono radicalmente le loro esistenze. Dalla metà degli anni Novanta, la progressiva instabilità coniugale ha reso il tema dell’affidamento dei figli uno dei più rilevanti sul piano sociale, giuridico e psicologico del nostro Paese. La Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 ha introdotto nel nostro ordinamento l’affido condiviso come regola generale, subordinando l’affido esclusivo a situazioni di comprovato pregiudizio per il minore. A vent’anni dalla sua approvazione, l’applicazione concreta di questa norma rimane gravemente deficitaria. I dati Istat evidenziano che nella quasi totalità delle separazioni e dei divorzi l’affido risulta formalmente condiviso. Tuttavia, l’affidamento unico al padre si attesta al solo 1,9% nei divorzi e allo 0,8% nelle separazioni. Come ha rilevato lo stesso Istat, laddove la legge lascia discrezionalità ai giudici, l’affido condiviso non ha trovato effettiva applicazione. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Demographic Research, condotto su un campione di 9.102 minori in 17 Paesi europei, ha misurato la diffusione reale dell’affido alternato, definito come almeno 15 notti al mese con ciascun genitore. I risultati per l’Italia sono allarmanti: solo il 2,6% dei minori in famiglie separate in Italia vive in un regime di affido equo effettivo. Il 94,5% dei figli di genitori separati vive di fatto in una condizione di affido esclusivo, pur in presenza di un decreto che formalmente prescrive la condivisione.
Nella quasi totalità dei casi, il genitore che scompare dalla vita quotidiana del figlio è il padre. Questi numeri evidenziano una responsabilità sistemica. Non si tratta di una lacuna legislativa, ma di una prassi giudiziaria che, di fatto, elude il dettato normativo. Il risultato è che il principio di bigenitorialità viene proclamato nei provvedimenti, ma negato nella realtà quotidiana dei minori”, dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici.
Necessario ristabilire un principio di legalità sostanziale: la bigenitorialità non può essere un’affermazione simbolica, ma deve trovare concreta e verificabile attuazione nelle decisioni giudiziarie.

















