Valentino Garavani si è spento a 93 anni nella sua residenza romana.
Mezzo secolo di carriera e un rosso che ha fatto la storia del costume, con lui si chiude definitivamente un capitolo della grande moda italiana, quello dei grandi couturier che hanno trasformato il saper fare artigianale in un’industria globale multi milionaria.
Lo stilista originario di Voghera lascia un segno indelebile non soltanto nelle passerelle, ma nella cultura popolare mondiale con il suo “rosso” che è entrato nell’immaginario collettivo come colore di eleganza assoluta.
Valentino viveva da anni lontano dai riflettori, nella sua residenza sull’Appia Antica, accudito dallo storico ex compagno Giancarlo Giammetti, l’uomo che per oltre cinquant’anni ha gestito l’impero economico nato dal suo talento creativo.
Valentino Clemente Ludovico Garavani nasce nel 1932 a Voghera in provincia di Pavia. Niente lasciava presagire una carriera internazionale per il figlio di una famiglia borghese dell’Oltrepò pavese, ma Valentino mostra subito un talento particolare per il disegno e un’ossessione per le immagini delle dive hollywoodiane che vede al cinema.
A diciassette anni alla fine degli anni ’40 convince i genitori a mandarlo a Parigi a studiare moda nella capitale mondiale del lusso dove oltre a studiare inglese zia da subito a lavorare come apprendista nell’atelier di Guy Laroche dove frequenta il bel mondo, conosce aristocratiche e attrici, capisce cosa vogliono davvero le donne che possono permettersi qualunque cosa assorbendo uno stile di vita che replicherà per tutta l’esistenza: lusso ostentato, case magnifiche, viaggi in prima classe, feste memorabili.
Alla fine degli anni Cinquanta torna in Italia, a Roma, che in quel momento vive la stagione più glamour della sua storia.
Via Veneto è il centro del mondo, Cinecittà sforna capolavori, la capitale attira stelle internazionali e miliardari, nel 1960 apre il suo primo atelier in via Condotti.
Incontra Giancarlo Giammetti, studente di architettura senza alcuna esperienza nella moda. Tra i due scatta qualcosa di immediato, Giammetti ha pragmatismo e senso degli affari che mancano completamente a Valentino. Inizia un sodalizio sentimentale e professionale che darà vita alla maison.
La divisione dei compiti è netta: Valentino crea, Giammetti gestisce tutto il resto, un’alchimia perfetta.
Quando la relazione sentimentale finisce, il sodalizio professionale sopravvive e si rafforza, per oltre mezzo secolo resteranno inseparabili, costruendo insieme quel marchio straordinario.
Il vero salto di qualità arriva nel 1962 con la prima collezione presentata a Firenze.
Vogue Francia gli dedica due pagine, la stampa specializzata ne parla come di un talento destinato a grandi cose, ma è l’America a dare a Valentino la dimensione di star globale, gli USA negli anni ’60 sono il mercato che conta, Giammetti lo capisce e ci puntano tutto.
Le collezioni di Valentino conquistano le clienti americane e le dive di Hollywood. Valentino è arrivato al vertice assoluto.
Seguirà l’epoca del “rosso Valentino” una tonalità precisa, vibrante, che lo stilista utilizza ossessivamente per decenni fino a renderla parte integrante della sua firma. Carminio, porpora, rosso cadmio: una sfumatura che sta esattamente nel mezzo e che diventa immediatamente riconoscibile.
Ma lo stile Valentino è molto di più: sono i ricami elaboratissimi che richiedono centinaia di ore di lavoro manuale, i fiocchi enormi, le piume esotiche, i pizzi preziosi quell’idea di lusso senza compromessi, dove ogni dettaglio costa e si vede.
Non è moda per tutti, è alta sartoria per pochissime donne disposte a spendere cifre folli per un abito che probabilmente indosseranno una volta sola. E funziona, per decenni le donne più ricche e potenti del mondo fanno a gara per indossare Valentino nei momenti importanti.
La maison cresce in modo esponenziale, aprendo boutique nelle capitali di tutto il mondo, lanciando linee di accessori, profumi, occhiali, gestire un impero simile richiede capitali enormi.
A gennaio 2008, a 75 anni Valentino annuncia il ritiro, l’ultima collezione firmata dallo stilista sarà al Museo Rodin di Parigi, un trionfo di abiti rossi.
Valentino si ritira a vita privata e insieme a Giammetti crea una fondazione filantropica dedicata all’arte e alla formazione di giovani stilisti.
Con Valentino Garavani muore l’ultimo rappresentante di una generazione che ha fatto la storia della moda italiana, quella dei couturier che hanno trasformato l’artigianato in industria globale, portando il made in Italy ai vertici mondiali del lusso.
Valentino ha dimostrato che un ragazzo di provincia, con talento e determinazione, può conquistare il mondo, che l’Italia può competere ai massimi livelli globali nel settore del lusso, che l’eleganza è questione di visione non solo di tecnica e
il suo rosso Valentino continuerà a vivere nei musei, nelle collezioni private, nella memoria di chi lo ha conosciuto.



















