La stagione dei funghi ha iniziato a cambiare passo, ma la Lombardia resta divisa tra aree dove la pioggia ha riattivato il sottobosco e zone ancora troppo asciutte.
I porcini sovrani delle tavole autunnali, sono tornati a comparire, soprattutto in montagna, ma parlare di una grande buttata regionale è ancora al momento prematuro.
Per settimane i boschi lombardi hanno avuto poco da offrire a chi conosce il ritmo della stagione dei funghi, il problema non è soltanto la scarsità delle precipitazioni, ma la combinazione tra terreni asciutti, temperature elevate e una disponibilità d’acqua insufficiente proprio nel periodo nel quale il sottobosco avrebbe dovuto iniziare a prepararsi alla produzione estiva e di fine stagione.
Ma la situazione nelle ultime settimane è in miglioramento, le piogge hanno restituito umidità a diverse aree montane e in alcuni territori la risposta del bosco è già arrivata. Non ovunque con la stessa intensità e non secondo gli stessi tempi, ma il quadro non è più quello delle settimane più secche dell’estate.
I primi segnali di ripresa riguardano soprattutto le aree montane dove le precipitazioni sono state sufficienti a ristabilire condizioni più favorevoli.
La presenza di porcini rimane tuttavia fortemente legata alle caratteristiche locali: quota, esposizione dei versanti, tipo di bosco e soprattutto quantità d’acqua effettivamente arrivata al terreno.
La fascia montana resta quella più interessante, le condizioni migliori si incontrano nei boschi più freschi e nelle zone dove l’umidità è riuscita a conservarsi più a lungo.
Salendo di quota, le temperature più contenute possono inoltre favorire una maggiore persistenza dell’umidità rispetto alle aree più basse, dove il caldo ha avuto un impatto maggiore.
Il punto decisivo, però, è ciò che accadrà nelle prossime settimane. Perché una pioggia, da sola, non significa automaticamente porcini, dopo un periodo di siccità prolungata, il bosco ha bisogno di tempo per recuperare un equilibrio.
Il quadro di questi giorni è quindi quello di una ripresa selettiva, ancora lontana dall’essere omogenea.
E c’è un elemento che potrebbe diventare determinante: la continuità delle condizioni favorevoli.
Se nei prossimi giorni il terreno riuscirà a conservare l’umidità e le temperature resteranno compatibili con la fruttificazione, altre aree potrebbero entrare progressivamente nella fase produttiva, se invece torneranno caldo intenso e assenza di precipitazioni, la finestra potrebbe richiudersi rapidamente.
Per ora, dunque, la Lombardia dei porcini è una regione a due velocità.
Non è ancora il momento di bilanci, ma più semplicemente, di osservare ciò che sta accadendo nel sottobosco dove dopo settimane difficili ci sono i primi segnali di risveglio.




















