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domenica 13 Giugno 2021

‘VOGLIO VEDERE L’EFFETTO CHE FA’ – Mauro Medaglia e Gabriele Giovannacci – Ed. Linee Infinite

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Nella nostra rubrica dedicata ai LIBRI, vi presentiamo una scheda del romanzo “Voglio vedere l’effetto che fa”, di Mauro Medaglia e Gabriele Giovannacci, edito da Linee Infinite:

Linee Infinite_voglio_vedere_leffetto_che_fa_copertina okIl Libro:
Due amici. Un futuro incerto. La provincia e il bar sotto casa. Le estati infinite degli anni 90. Partire o restare. Seguire un percorso o disegnare una nuova strada. Lorenzo e Marco rappresentano l’equilibrio degli opposti, dove le stesse strade generano spesso punti di vista diversi. Cosa succede quando due persone vogliono vedere l’effetto che fa, prendere in mano la propria vita? Crescere senza invecchiare è così difficile? Lorenzo ama la libertà, vuole fuggire dalle regole per assomigliare a se stesso e progetta un cambiamento. Fa un lavoro che non ha scelto ma per fortuna conduce un programma in radio che lo fa sentire vivo. E poi c’è Elena, che potrebbe far traballare
ogni sua convinzione. Marco, invece, suona in una band e lavora nel bar di un amico. Una situazione precaria, una storia d’amore naufragata e la voglia di fuggire dalla provincia. La paura di crescere come gli altri e di abbandonare i propri sogni generano pensieri differenti in bilico tra un’età non più adolescenziale, ma per fortuna non ancora così adulta e matura. Poi succede qualcosa di inaspettato, la svolta. Il cambio di rotta. Un finale che va oltre le loro storie. Non è un diario, non è un romanzo, forse non è nemmeno un libro. È una sorta di raccolta di pensieri a volte confusi e contraddittori, a volte semplici e decisi. Pensieri spesso inconfessabili. Pensieri di
un’intera compagnia, e forse di un’intera generazione.

ISBN – 978-88-6247-129-9
pag. 306
€ 12,00

Gli autori:
Mauro Medaglia nasce in un freddo gennaio del 1980. Diplomato in ragioneria, è appassionato di musica e di radio. Scrive idee, programmi, rubriche e cose a caso.
Gabriele Giovannacci nasce nel lodigiano il 2 luglio 1982. Frequenta la scuola del fumetto e negli anni lavora per diverse pubblicazioni. Canta in un gruppo punkrock. Vive e lavora a Milano.

“Intervista agli autori”:
– Questo è il vostro primo libro ma gli interessi artistici vi seguono da sempre: qual è stata la genesi di questo libro ?
M: Io e Gabriele proveniamo da passioni uguali e diverse nello stesso tempo. Lui il disegno, io la musica e la radio. Dove nella vita abbiamo dovuto adattarci, nella scrittura abbiamo trovato la libertà. L’idea di scrivere qualcosa insieme era venuta a lui parecchi anni fa. Io non ero pronto.
Non sentivo questa esigenza. Forse non avevo una storia da raccontare. Dopo molto tempo ho rivalutato la sua idea e l’ho “obbligato” a diventare complici. Un complice serve sempre nella vita.
G: Voler scrivere qualcosa insieme era nell’aria da tempo, come la voglia di esprimere e raccontare questo bisogno di esternare i sogni e i desideri che abbiamo sempre condiviso.
– Una storia di ragazzi che vogliono fuggire dalla provincia, da un destino segnato, dalle
consuetudini. Da cosa nasce l’idea del libro? Quanto c’è di voi in questo testo?
M: Non abbiamo creato nulla di nuovo, è la forte componente emotiva che entra in gioco a rendere una storia degna di essere raccontata. E’ una storia onesta, dove non ci sono Star o super eroi.
Non potevamo inventare qualcosa senza averla vista, sentita, o raccontata. Per scrivere bisogna essere dei buoni ascoltatori. Nei bar di provincia ci sono mille storie degne di essere raccontate.
Questa è solo una delle tante. C’è molto di noi qui dentro, anche se la storia non è autobiografica.
Le immagini contenute in questo libro sono state vissute da un’intera generazione. Non c’è solo la voglia di scappare dalla provincia, c’è anche chi sogna di restarci e trovare lì la sua dimensione.
G: Abbiamo sempre avuto un po’di repressione per queste vite scandite dai classici eventi, le vite di tutti quelli che ci circondavano e, nello stesso momento c’è sempre stata una curiosità, nata da questa differenza senza discriminarla. L’abbiamo studiata cercando di capire cosa non andava in noi. Perché era normale abbracciare un copione che non era scritto per i sottoscritti?
Siamo cresciuti passando le nottate a parlare fino a tardi sempre delle stesse cose, e il fatto che non ci si annoiava stringeva sempre di più questa amicizia sottolineandone il bisogno.
– Un libro scritto a quattro mani. Perché? Come si è svolto il lavoro?
M: Scrivere un libro corale ha i suoi aspetti positivi e negativi. Bisogna essere fan uno dell’altro.
Bisogna essere come le coppie “moderne”, ovvero donarsi una libertà reciproca. Si ha bisogno di spogliarsi di qualsiasi inibizione. È un percorso psicologico che consiglio. Molti testi erano già nei nostri computer da parecchi anni. Erano scritti quasi sottoforma di diario e poi sono stati modificati per romanzare il tutto. La storia è nata in cinque minuti, in una notte, seduti ad un tavolino di un pub di provincia.
G: Dovevamo compensarci visto che avevamo delle mancanze, partendo dal fatto che non siamo scrittori. Ci è servita la compatibilità di queste due scritture così diverse ma così uguali nella voglia di esprimersi. È stato complicato ma con impegno e costanza è uscito un prodotto che ci ha soddisfatto, anche se da bravi irrequieti non abbiamo finito di dire la nostra…
– Quale ruolo hanno i personaggi all’interno di questo libro? Quanto è importante per voi parlare della realtà?
M: La realtà è la migliore storia da raccontare, basta capire quali sono le cose più curiose e quelle che accomunano la maggior parte delle persone. A volte mi piace sedermi ad un tavolino di un bar, magari da solo e osservare i personaggi che girano intorno. Loro non lo sanno, ma ogni vita vale la pena di essere raccontata. I protagonisti del libro sono ragazzi come molti. E come molti sono alla ricerca di una strada. Anche loro, come molti della nostra generazione non sanno dove andare.
G:La realtà è un’ottima base per poter creare, se una casa non ha delle ottime fondamenta crolla su se stessa. Ci sono tutti i desideri e i sogni di due trentenni che vogliono vedere l’effetto che fa, fare qualcosa per cambiare questa realtà.
– Quali sono i vostri riferimenti letterari e quali sono le vostre letture preferite?
M: Dopo le superiori, per quasi dieci anni ho affrontato letture difficilissime. Pesanti. Ma ne ero affascinato. Non ne sentivo il peso e quei libri mi hanno fatto quasi da padre. Poi per qualche tempo ho smesso. Quando oggi riguardo la mia libreria e rivedo quei testi, mi esce il sangue da naso pensando a quanto tanto fossero pesanti. Ora non riuscirei a rileggerli. Da anni affronto letture “pop”. Più leggère ma non superficiali. Storie reali come il libro che abbiamo scritto.
G: Io vengo da una scrittura un po’ più graffiante partendo da Bukowsky, passando da Welsh e finendo su Palahniuk ma non nascondo che sono cresciuto a pane e 883, cose un pochino contrastanti.
– Cosa chiedete ai vostri lettori? E cosa pensate possano chiedere loro a voi come autori?
M: Ho un sogno: fare leggere questo libro a quelle persone e a quegli amici che non hanno mai letto un libro. Vorrei che questo libro fosse letto dal mio fruttivendolo, dal farmacista, dal mio barista, dal tassinaro. Sono quelle persone che determinano il vero successo di un prodotto.
G: Spero chiedano un seguito, il famoso bis. In realtà mi piacerebbe li faccia riflettere e venir voglia di chiedersi se c’è qualcosa che potrebbe sconvolgere le loro vite, in meglio, qualcosa che hanno sotto il naso ma che non vedono. Basta fare un passo in più.
– Cosa vi aspettate da questa avventura editoriale?
M: Noi siamo passati dal “ricreativo” al “professionale” nel giro di un anno. Non pensavamo minimamente a una pubblicazione. Non era l’intento. Abbiamo scritto con estrema libertà senza pensare che poi un giorno qualcuno potesse leggere queste pagine. È stata la nostra fortuna. Se avessimo saputo che gli amici, i genitori, o chiunque altro sarebbe arrivato a questo libro, ci saremmo autocensurati. Non saremmo stati così liberi, e in un certo senso ingenui. Se avessi saputo che mia madre avesse letto queste pagine, avrei scritto di certo meno parolacce.
G: Ci aspettiamo che vada bene. Ci siamo impegnati e abbiamo organizzato meravigliosamente la pubblicità e i passaparola. Speriamo che la gente apprezzi il nostro racconto e le persone che, come noi, hanno dei sogni, non li lasciano chiusi in questi (ormai obsoleti) cassetti.

(Intervista a cura dell’ufficio stampa di Linee Infinite Edizioni).

“Linee Infinite, scrivere insieme”:
La casa editrice Linee infinite nasce dall’iniziativa di un gruppo di amici uniti dalla passione e dall’amore per i libri. Una passione che parla di poesia e di romanzi, ma che affianca l’interesse per i saggi e per l’informazione: in altre parole l’amore per le immagini poetiche e per la libera circolazione delle idee.
Condividere una passione significa collaborare affinché un sogno si realizzi. Per questo Linee Infinite va oltre il concetto tradizionale di casa editrice, in cui i ruoli sono gerarchici e le scelte sono fatte da pochi iniziati, per creare una nuova forma di processo creativo: la progettualità editoriale partecipativa.
Linee infinite si pone come una “famiglia editoriale”, una sorta di associazione di scrittori che, pur rispettando i processi tradizionali del prodotto, mira alla partecipazione corresponsabile di tutti gli attori al processo creativo, gestionale e promozionale del libro. Editori, editor ed autori lavorano insieme per realizzare l’opera che da tempo giace nel cassetto e fornirle quella opportunità che altrimenti sarebbe negata dai tradizionali canali distributivi. Lavorare insieme significa fare emergere il proprio talento, significa collaborare a progetti collettivi, significa aiutarsi reciprocamente affinché il proprio lavoro e quello degli altri autori venga conosciuto e apprezzato.
Un lavoro collettivo per un unico risultato: scrivere.
Linee Infinite è un progetto che vuole consentire a scrittori esordienti di entrare a far parte a tutti gli effetti del panorama letterario, mettendo in risalto le qualità degli autori e delle opere, senza dimenticare le inevitabili logiche del mercato, ma proponendosi come un’alternativa alla cultura omogeneizzante che segue sovente le sole regole del marketing e della scrittura creativa. Per intenderci: un mercato che segue l’opera e non un’opera che segue il mercato.
L’impegno assunto dalla casa editrice rientra quindi in un’ottica di valorizzazione dell’opera pubblicata tramite diverse forme di promozione e divulgazione, con un’attenzione particolare agli autori locali, affiancando quindi al mercato nazionale un forte radicamento al territorio, alla cultura regionale.
L’obbiettivo è di permettere alle idee di volare libere, di seguire quelle linee di percorso dell’animo umano che si perdono nell’infinito dei sentimenti e dei pensieri. Le linee infinite appunto. Per liberare le energie creative e poetiche che sono ancora nascoste nei cuori e nei cassetti.
Per riunire uomini e donne che, come noi, condividono l’amore per la scrittura. Per scrivere insieme.

Per ulteriori informazioni:
www.lineeinfinite.net
mail: ufficiostampa@lineeinfinite.net
Distribuzione:
Tutti i libri di Linee Infinite possono essere ordinati sul sito della casa editrice, su inMondadori (www.inmondadori.it), su www.libreriauniversitaria.it, su www.ibs.it e scrivendo all’indirizzo
commerciale@lineeinfinite.net.

A Lodi, oltre che nelle librerie, tutti i libri sono disponibili al punto vendita LINEE INFINITE STORE, in via Solferino 56.

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