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Un’area islamica al cimitero di Legnano: perché in tanti vogliono essere ringraziati?

(Foto FB)

Le donne dell’Associazione Jasmine ringraziano l’Amministrazione comunale di Legnano, per aver accolto la loro richiesta di realizzazione di un’area del Cimitero Parco da destinare alla sepoltura di persone di fede islamica. Si legge così in una nota diffusa dalla nota associazione culturale e sociale italo-marocchina, che tuttavia espone anche un piccolo rammarico.

“Soddisfatte? Non del tutto. Sapere che la richiesta che abbiamo presentato si stia concretizzando, in un progetto dell’Amministrazione comunale, ci rende orgogliose di abitare in questo Paese. Fin dall’inizio il nostro appello è stato spinto esclusivamente da una forte motivazione civile e umana, prima ancora che religiosa. Circa un anno fa perdevamo una nostra giovane amica e mamma: Fanida. L’Associazione Jasmine è stata vicina alla sua famiglia, sostenendola nel momento più difficile. Quando abbiamo saputo che Fanida non poteva essere tumulata in città, perché non esisteva uno spazio riservato a chi professa una religione diversa da quella cristiana, ci siamo rivolte al sindaco Lorenzo Radice. Oggi, però, a sbandierare questo legittimo riconoscimento civico come una vittoria personale o come una conquista “religiosa”, sono in molti. Ognuno vuole la sua parte di riconoscenza”, spiegano da Jasmine.

Secondo le rappresentanti dell’associazione qualcuno in questi giorni (forse per “denigrare o per autoincensarsi”), sta già cavalcando l’onda della realizzazione di un cimitero separato, “Only Muslim”. Cosa che né Jasmine ha mai chiesto, né mai vorrebbe chiedere. “Noi pensiamo che la cosa più importate sia che Fanida abbia una sepoltura adeguata alla nostra cultura, ma all’interno del cimitero cristiano della stessa città dove i suoi bambini, Amjad e Amir, stanno crescendo, tra l’affetto e il rispetto di tutti i cittadini legnanesi. Noi che siamo a favore dell’integrazione multiculturale, siamo le prime a non desiderare nessun tipo di separazione, nemmeno nella morte, da coloro con cui condividiamo la vita di ogni giorno. Il rispetto reciproco non chiede la costruzione di muri ma l’apertura di porte. Soprattutto mentali. Solo questo può ci può rendere orgogliosi di fare parte di un unico genere, che è quello umano”, commenta Sana el Gosairi, responsabile dell’associazione.

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