Una lunga scia oleosa ha attraversato il Naviglio Grande per circa 28 chilometri, partendo dalla zona di Magenta e arrivando fino alle porte della Darsena di Milano. Un grave episodio di inquinamento ambientale che ha mobilitato Vigili del Fuoco, Protezione civile, Arpa Lombardia, Città Metropolitana, Comuni e Consorzio Est Ticino Villoresi. Superata la fase più critica dell’emergenza, adesso l’attenzione si concentra sulle indagini: bisogna capire chi abbia immesso gli idrocarburi nella rete fognaria e se si sia trattato di uno sversamento illecito.
L’allarme è scattato nella zona di Magenta, dove è stata rilevata la presenza di una grande quantità di sostanza oleosa. Spinto dalla corrente, l’inquinante ha percorso il Naviglio Grande in direzione del capoluogo lombardo, attraversando diversi Comuni dell’area metropolitana.
Per cercare di fermarne l’avanzata sono state predisposte barriere e panne assorbenti in più punti strategici, tra cui Robecco sul Naviglio, Gaggiano, Trezzano sul Naviglio e Milano. Una parte della sostanza è riuscita comunque a proseguire verso la Darsena, mentre le operazioni di contenimento hanno permesso di limitare fortemente la propagazione dell’inquinamento.
Danni all’ambiente e alla fauna
A preoccupare non sono soltanto le dimensioni dello sversamento, ma anche le conseguenze sull’ecosistema. Il Parco del Ticino ha parlato di pesanti ripercussioni sulla biodiversità e sulla fauna ittica. Anche alcuni uccelli sono rimasti contaminati dalla sostanza oleosa: tra gli animali soccorsi c’è stato un cigno imbrattato dagli idrocarburi e affidato alle cure di un centro di recupero della fauna selvatica.
Per precauzione sono state inoltre chiuse le bocche che alimentano alcune rogge irrigue, con l’obiettivo di impedire che gli inquinanti raggiungessero le coltivazioni e le aree naturalistiche del Parco Agricolo Sud Milano. Durante l’emergenza sono state sospese anche attività come navigazione e pesca.
Aspirati circa 120 metri cubi di liquido contaminato
Le dimensioni dell’intervento emergono anche dai numeri della bonifica. Secondo quanto riportato nelle ultime ore, sono stati aspirati circa 120 metri cubi di acqua e liquido contaminato, materiale che dovrà essere trasportato e trattato come rifiuto. Il costo complessivo delle operazioni potrebbe superare i 100mila euro.
Le barriere e i materiali assorbenti continueranno a essere utilizzati per intercettare gli ultimi residui presenti lungo il corso d’acqua.
Videoispezioni nelle fogne: si cerca il punto di origine
Ora la priorità è individuare l’origine dello sversamento. I tecnici del Gruppo CAP hanno avviato videoispezioni nella rete fognaria di Magenta per ricostruire a ritroso il percorso compiuto dagli idrocarburi.
Gli accertamenti avrebbero già consentito di restringere l’area delle ricerche: a monte di un determinato punto della rete i condotti risulterebbero puliti, mentre a valle compare la contaminazione. L’obiettivo è individuare la diramazione dalla quale la sostanza è stata immessa nel sistema e verificare successivamente anche l’eventuale presenza di telecamere nella zona.
Tra le ipotesi prese in considerazione c’è quella di uno sversamento provocato dall’uomo, eventualmente collegato a uno smaltimento illecito. Al momento, tuttavia, non risultano responsabilità accertate e saranno gli approfondimenti investigativi e tecnici a chiarire quanto accaduto.
Naviglio ferito, resta il conto ambientale
La fase più critica dell’emergenza è ormai alle spalle, ma lungo il Naviglio potrebbero continuare a comparire residui e tracce della sostanza. Restano soprattutto da valutare pienamente le conseguenze sull’ambiente e sulla fauna.
Da Magenta a Milano, quella scia nera lunga decine di chilometri lascia quindi dietro di sé un conto economico e ambientale importante. E mentre proseguono pulizia e monitoraggio delle acque, la domanda resta una: chi ha provocato lo sversamento?


















