Tutto fermo o rallentato: i nuovi ritmi di una regione che attende e spera

Oggi, martedì 25 febbraio, proseguono le limitazioni imposti dall’ordinanza regionale che ha fatto chiudere scuole, università, cinema, musei, luoghi di ritrovo per scongiurare il diffondersi del Coronavirus, bloccando una comunità abituata a muoversi, ad affollare i mezzi pubblici, a vivere intensamente le sue città in ogni ambito, culturale, sociale, lavorativo, ludico.

Le immagini di piazza Duomo a Milano deserta hanno fatto il giro del web ieri sera, come quelle dei Navigli, dove i locali hanno chiuso parecchio prima rispetto al solito orario.

Alle prime perplessità espresse dai commercianti e dai cittadini, che si chiedono se servano queste restrizioni, o se comporteranno soltanto un grave danno, si contrappongono le cifre del Covid-19 che in Lombardia ha fatto registrare 212 persone colpite (delle 284 in tutta Italia, 40 in più da ieri) e 6 decessi (sebbene di persone già indebolite da altre patologie, come spiegato da Maria Rita Gismondi, direttore del Laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano).

Forse conviene aspettare, anche perché i sanitari avvertono che non è stato ancora raggiunto il picco massimo delle infezioni.

Molte aziende stanno adottando la formula dello smart working, il lavoro da casa; e per diffondere le lezioni ai propri studenti, bloccati tra le mura domestiche, si stanno organizzando anche alcune scuole. Perché si deve pur continuare a lavorare e a studiare.

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