Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro Gruppo di Milano ha dato esecuzione nelle scorse ore ad un decreto di “amministrazione giudiziaria” a carico di una azienda operante nel settore dell’alta moda, la griffe Alviero Martini, ritenuta incapace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell’ambito del ciclo produttivo, non avendo mai effettuato ispezioni per appurare le reali condizioni lavorative, tanto da agevolare, colposamente, soggetti accusati di caporalato.
Durante le indagini si è scoperto che tale casa di moda affida l’intera produzione a società terze, che hanno subappaltato il lavoro, senza autorizzazione. Una filiera complessa. Il lavoro finale era affidato ad opifici cinesi, che sono riusciti ad abbattere a loro volta i costi grazie all’impiego di manodopera irregolare e clandestina, in condizioni di sfruttamento.
Come si legge in una nota, “tale sistema consente di realizzare una massimizzazione dei profitti inducendo, con il classico sistema “a strozzo” l’opificio cinese che produce effettivamente i manufatti ad abbattere i costi da lavoro (contributivi, assicurativi e imposte dirette) facendo ricorso a manovalanza “in nero” e clandestina, non osservando le norme relative alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro nonché non rispettando i Contratti Collettivi Nazionali Lavoro di settore riguardo retribuzioni della manodopera, orari di lavoro, pause e ferie”.
Così nelle province di Milano, Monza e Brianza e Pavia sono stati controllati otto opifici tutti risultati irregolari, nei quali sono stati identificati circa duecento lavoratori di cui una quarantina occupati in nero (pagamento sotto soglia, orario di lavoro non conforme, ambienti di lavoro insalubri ecc.) e clandestini sul territorio nazionale, e in presenza di gravi violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro (omessa sorveglianza sanitaria, omessa formazione e informazione ecc.), nonché ospitando la manodopera in dormitori realizzati abusivamente ed in condizioni igienico sanitarie sotto il minimo etico.
Denunciati a vario titolo per caporalato dieci titolari di aziende di origine cinese, nonché 37 persone non in regola con la permanenza e il soggiorno sul territorio nazionale. Comminate ammende pari a oltre 153mila euro e sanzioni amministrative per 150mila euro, e per sei aziende è stata disposta la sospensione dell’attività per gravi violazioni in materia di sicurezza e per utilizzo di lavoro nero.


















