La vicenda sta facendo discutere da ieri, dividendo l’opinione tra chi considera l’uso del cellulare causa di tumori, e chi ricorda che una correlazione tra i telefonini e le patologie tumorali non sia stata ancora stabilita nettamente.
Il dibattito scaturisce dalla sentenza emessa nelle scorse ore dalla Corte di Appello del Tribunale di Torino, che ha confermato una precedente sentenza del Tribunale di Ivrea, dichiarando che c’è un nesso di causa-effetto tra il tumore al cervello, benigno ma invalidante, e l’abuso del cellulare, da parte di un uomo che si è ammalato. Confermata la condanna nei confronti dell’INAIL, che dovrà corrispondere ad un ex dipendente di Telecom Italia una rendita vitalizia da malattia professionale.
Gli avvocati che hanno difeso la causa del lavoratore hanno ribadito che l’esposizione prolungata, in questo caso per motivi di lavoro, ha messo a rischio di tumore il loro assistito, al quale è stato diagnosticato il tumore: “Basta usare il cellulare trenta minuti al giorno, per otto anni, per essere a rischio“. E da qui la battaglia per la sensibilizzazione dei cittadini, con l’invito a descrivere meglio i rischi persino nelle istruzioni sulle scatole dei telefonini.
L’Istituto Superiore di Sanità, dal canto suo, non conferma correlazione tra i cellulari e i tumori. Nessun legame diretto è mai stato provato tra i campi elettromagnetici dei cellulari e l’insorgenza di tumori. Sospetti di cancerogenicità sussistono ma non sono stati scientificamente confermati.




















